Il terzo test della Corea del Nord

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La Corea del Nord ha effettuato stanotte il suo terzo test nucleare. I sismografi dello US Geological Survey hanno registrato una scossa sismica di circa 4,9 Richter alle 3.57’.51” ora italiana. L’epicentro si colloca nel Nord-Est del paese, quindi nel poligono di Punggye-ri in cui sono stati già effettuati i precedenti test del 2006 (4,1 Richter) e del 2009 (4,52 Richter). La conferma ufficiale è arrivata qualche ora dopo quando il governo di Pyongyang ha diffuso tramite l’agenzia KCNA un comunicato in cui annuncia che stavolta si è fatto brillare un ordigno «miniaturizzato», ma di potenza maggiore rispetto ai due precedenti.

Indiscrezioni su un ennesimo test circolavano ampiamente sulla stampa da almeno un mese. Nell’agosto del 2012 una lunga analisi pubblicata dal Bulletin of Atomic Scientist rivelava che ai tunnel già utilizzati per le esplosioni del 2006 e del 2009 si era aggiunto un terzo scavo con uno sviluppo di circa un chilometro, evidentemente destinato ad accogliere un ordigno nucleare sperimentale. Da altre analisi sappiamo che la Corea del Nord poteva disporre di uno stock di plutonio necessario a realizzare da 4 a 8 ordigni nucleari. Ma allo stesso tempo altri specialisti segnalavano che Pyongyang aveva «spento» il suo reattore da 5 megawatt, utilizzato per produrre plutonio, per cui si sospettava che il terzo test sarebbe stato effettuato con uranio altamente arricchito (HEU). Quest’ultimo si presta meglio a realizzare testate miniaturizzate, passo necessario per poter progettare ordigni che possono essere ospitati nell’ogiva di un vettore missilistico. La Corea del Nord aveva effettuato un test missilistico l’11 dicembre dello scorso anno e circa una settimana dopo sono stati recuperati in mare i frammenti del primo stadio − un Unha-3 − su cui è disponibile un’ampia documentazione tecnica (qui e qui). La tempistica è quindi molto coerente con l’intenzione di arrivare in tempi brevi a disporre di una deterrenza nucleare con una gittata di circa 1.000 chilometri. Ovviamente l’ultimo test nordcoreano ha sollevato non poca preoccupazione nelle cancellerie occidentali, ma anche in Russia e in Cina. Il governo di Pyongyang, nonostante la profonda crisi economica in cui versa il paese, continua dritto per la sua strada sfidando gli organi internazionali. E’ una storia che va avanti da molti anni senza apprezzabili miglioramenti dal punto di vista delle trattative. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha convocato una riunione per le tre del pomeriggio (ora italiana) e sarà molto interessante sapere quale sarà l’atteggiamento del governo di Pechino. Jonathan Pollack, della Brookings Institution, ha dichiarato al New York Times che la posizione del nuovo ministro cinese Xi Jinping potrà rivelare molte cose: «il modo in cui Xi affronterà la questione sarà un importante segnale per capire le priorità della sua politica estera e se è pronto per cooperare in modo più aperto rispetto al passato con i governi di Washington e Seoul». Resta il fatto che sinora gli avvertimenti di Pechino al regime nord-coreano non hanno prodotto alcun risultato. La partita è comunque di una certa importanza perché se il governo cinese non sarà in grado di tenere a bada il regime di Pyongyang è fatale che gli Stati Uniti si sentiranno in obbligo di garantire al governo di Tokyo un ombrello missilistico che li metta al riparo da qualche mossa azzardata della Corea del Nord.

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