A dieci anni dalla Sars

coronavirus hCoV-EMCDieci anni fa una lunga caccia che coinvolgeva 13 laboratori di dieci paesi portava alla caratterizzazione molecolare di un nuovo patogeno responsabile della Sindrome Respiratoria Acuta Severa, poi conosciuta dal grande pubblico con l’acronimo SARS. Il nuovo patogeno – un Coronavirus − era comparso improvvisamente in un ospedale di Hong Kong dove era stato ricoverato un medico di 64 anni che proveniva da Guangzhou, nella provincia cinese di Guandong. Ai medici che lo esaminavano aveva detto di aver curato diversi pazienti che presentavano una forma atipica di polmonite, di aver sviluppato lui stesso sintomi leggeri della malattia che non gli avevano impedito di partire in vacanza per Hong Kong insieme al cognato. Continua a leggere

Quando si dà fuoco alla scienza

coroglio napoli

Nonostante i grandi successi la Città della Scienza di Napoli ha avuto da sempre una vita piuttosto tormentata, ma l’incendio di lunedì notte – che ha distrutto quattro padiglioni espositivi per complessivi 12.000 metri quadrati – le ha inferto un colpo quasi mortale. Sono andati in fumo gli exibit di un percorso scientifico che ha educato molti adolescenti di Napoli e del Meridione, ma hanno fatto la stessa fine anche i reperti della mostra dedicata a all’esploratore artico Fridtjof Nansen, che appartenevano ad alcuni musei norvegesi, e con loro vengono a mancare oggetti storici dell’epopea polare italiana: ad esempio il brogliaccio di bordo del dirigibile Norge − con cui Umberto Nobile aveva sorvolato il Polo Nord nel1926 – e una tuta di volo che aveva utilizzato per la trasvolata. “Abbiamo perso tutta la struttura espositiva fronte mare – ci dice Enzo Lipardi, consigliere delegato di Città della Scienza – c’è rimasto solo l’anfiteatro, il teatro dei piccoli e un cantiere quasi ultimato di 5.000 metri quadrati, ma fermo da due anni, dove è in progetto la realizzazione di un percorso espositivo sul corpo umano. L’enorme solidarietà che abbiamo ricevuto dopo questo immane disastro ci spinge ad andare avanti, ed è un forte incentivo per non farsi prendere dallo sconforto”. In effetti gli attestati di stima sono stati tantissimi, vengono da ricercatori, intellettuali e istituti di ricerca, ma si è mossa anche la Commissione Europea che si è impegnata a sostenere la ricostruzione della struttura museale e la prossima settimana sono attesi a Napoli tre  ministri dell’attuale governo. Il problema da risolvere è quello di trovare fondi in un momento in cui c’è una forte riduzione di budget per le attività scientifiche. I gesti più toccanti di solidarietà vengono comunque da Napoli e soprattutto dai giovani che hanno frequentato il museo: in un solo giorno il sito web ha avuto quasi 900.000 contatti. Nel frattempo la Fondazione Idis, che gestisce la Città della Scienza, ha già iniziato a fare fund raising e il personale lavora alacremente per rimettere in piedi i servizi essenziali. Certo la perdita di quattro padiglioni espositivi si farà sentire per anni, erano la punta di lancia delle attività espositive e attraevano buona parte dei 350.000 visitatori annuali. Continua a leggere