Quando si dà fuoco alla scienza

coroglio napoli

Nonostante i grandi successi la Città della Scienza di Napoli ha avuto da sempre una vita piuttosto tormentata, ma l’incendio di lunedì notte – che ha distrutto quattro padiglioni espositivi per complessivi 12.000 metri quadrati – le ha inferto un colpo quasi mortale. Sono andati in fumo gli exibit di un percorso scientifico che ha educato molti adolescenti di Napoli e del Meridione, ma hanno fatto la stessa fine anche i reperti della mostra dedicata a all’esploratore artico Fridtjof Nansen, che appartenevano ad alcuni musei norvegesi, e con loro vengono a mancare oggetti storici dell’epopea polare italiana: ad esempio il brogliaccio di bordo del dirigibile Norge − con cui Umberto Nobile aveva sorvolato il Polo Nord nel1926 – e una tuta di volo che aveva utilizzato per la trasvolata. “Abbiamo perso tutta la struttura espositiva fronte mare – ci dice Enzo Lipardi, consigliere delegato di Città della Scienza – c’è rimasto solo l’anfiteatro, il teatro dei piccoli e un cantiere quasi ultimato di 5.000 metri quadrati, ma fermo da due anni, dove è in progetto la realizzazione di un percorso espositivo sul corpo umano. L’enorme solidarietà che abbiamo ricevuto dopo questo immane disastro ci spinge ad andare avanti, ed è un forte incentivo per non farsi prendere dallo sconforto”. In effetti gli attestati di stima sono stati tantissimi, vengono da ricercatori, intellettuali e istituti di ricerca, ma si è mossa anche la Commissione Europea che si è impegnata a sostenere la ricostruzione della struttura museale e la prossima settimana sono attesi a Napoli tre  ministri dell’attuale governo. Il problema da risolvere è quello di trovare fondi in un momento in cui c’è una forte riduzione di budget per le attività scientifiche. I gesti più toccanti di solidarietà vengono comunque da Napoli e soprattutto dai giovani che hanno frequentato il museo: in un solo giorno il sito web ha avuto quasi 900.000 contatti. Nel frattempo la Fondazione Idis, che gestisce la Città della Scienza, ha già iniziato a fare fund raising e il personale lavora alacremente per rimettere in piedi i servizi essenziali. Certo la perdita di quattro padiglioni espositivi si farà sentire per anni, erano la punta di lancia delle attività espositive e attraevano buona parte dei 350.000 visitatori annuali.

L’idea di realizzare a Napoli un centro di diffusione della cultura scientifica nasce nella seconda metà degli anni ’80, quando un gruppo di giovani si riunisce attorno a Vittorio Silvestrini, un docente di fisica della Federico II. Sono anni in cui si discute animatamente su un nuovo modello di sviluppo per il Mezzogiorno, visto che in diverse regioni del Sud l’era della cattedrali nel deserto è sulla via del tramonto. Bagnoli ospita sin dall’inizio del secolo precedente l’Italsider, uno stabilimento Eternit, quello della Cementir e della Federconsorzi. In profonda crisi chiudono tutti: l’Eternit nel 1985, poi tocca alla Cementir, nel 1991 viene posta in liquidazione la Federconsorzi e l’impianto Italsider chiude definitivamente un anno dopo. L’area andrebbe sottoposta a una radicale bonifica ambientale, perché è fortemente contaminata, e nel ’90 Renzo Piano elabora un primo piano di riconversione urbanistica che prevede la completa trasformazione delle aree di Bagnoli e di Coroglio, ma il progetto non avrà fortuna e viene bocciato dal Comune. L’idea di recuperare la ex zona industriale va avanti fra alti e bassi per anni, ma senza che si arrivi a promuovere concretamente un recupero delle aree interessate, che peraltro si affacciano in una baia incantevole sotto la collina di Posillipo.

Nel frattempo il gruppo di Silvestrini aveva già realizzato alla Mostra di Oltremare nell’87 un evento di grande successo, Futuro Remoto che è in vita ancora oggi. E’ una manifestazione monotematica dedicata di volta in volta ad argomenti scientifici che in qualche edizione particolarmente fortunata è riuscita ad attrarre più di diecimila visitatori al giorno. La prima manifestazione di Futuro Remoto convince il gruppo di Silvestrini a fare un ulteriore passo avanti e nasce la Fondazione Idis che ottiene dalla Regione Campania e dal Ministero dell’Istruzione il permesso di acquisire i vecchi fabbricati della Federconsorzi di Via Coroglio. Dopo le necessarie opere di ristrutturazione verranno aperti al pubblico nel 1996 e utilizzati per un percorso museale scientifico. L’idea è di emulare i grandi science center americani, ma accanto a questo c’è anche l’intenzione di costituire un incubatore di impresa sulla falsariga di Sophia Antipolis, realizzato nei primi anni ’70 da Pierre Laffitte nel sud della Francia che attrae grandi gruppi industriali come Ibm, Hitachi, HP ed altri. Quindi nel progetto napoletano non c’è solo la promozione della cultura scientifica, ma anche l’ambizione di creare un polo che promuova l’innovazione tecnologica stimolando la creazione di start-up. Resta il fatto che in Europa non esiste un solo science center in grado di raggiungere il break even dagli incassi delle attività espositive e il polo napoletano ha vissuto per anni in una condizione tormentata perché i fondi pubblici sono stati erogati a singhiozzo e con grandi ritardi. Ma nonostante questa contraddizione il centro napoletano è riuscito ad attirare insegnanti e studenti, dando un forte ausilio all’educazione scientifica soprattutto in ambiente scolastico. Questo ruolo è stato riconosciuto anche in contesti internazionali, ad esempio con il premio Descartes della Commissione Europea, oppure il Best science based incubator per quello che riguarda più strettamente l’innovazione. Recentemente il centro napoletano ha aperto una collaborazione con la Cina dando vita a un evento di scambio, un appuntamento annuale che si tiene alternativamente a Napoli e a Pechino, e sostenuto dai Ministeri per la ricerca scientifica dei due paesi. Le sorti del centro di Coroglio saranno determinate non solo dai fondi necessari a ricostruirne la parte distrutta, ma anche dall’assegnarli un ruolo che ne riconosca l’utilità sociale e ne garantisca la sopravvivenza.

Pubblicato sul Sole 24Ore il 10 marzo 2013

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