L’era dei lupi solitari

APTOPIX_Boston_Marathon_Explosions.JPEG-08ad2-2082Nel 2010 Il Dipartimento statunitense per la sicurezza interna (DHS) decretava un allarme giallo, indirizzato agli uffici federali e agli organi di polizia, in cui paventava la possibilità che si verificassero attentati terroristici utilizzando pentole a pressione. Ma un avviso dello stesso tenore era già stato diramato nel 2004. Boston non arriva come un fulmine a ciel sereno, piuttosto è l’ultimo episodio di una serie di attentati realizzati con questa tecnica, a volte riusciti ma molto più spesso falliti. Il caso più famoso è quello di Naser Jason Abdo, un militare americano di fede islamica che si era rifiutato di raggiungere il suo reparto in Afghanistan. Viene arrestato nel luglio del 2011 dopo che un armaiolo aveva segnalato alla polizia un acquisto molto sospetto: sei confezioni di polvere da sparo da 450 grammi ciascuna. Gli investigatori perquisiscono la camera d’albergo in cui viveva e trovano due timer, filo elettrico, 160 petardi, centinaia di biglie di acciaio e due pentole a pressione.
Ma la scoperta forse più interessante è il numero inaugurale di Inspire, una rivista strettamente legata ad al Qaida della Penisola Arabica, dove ci sono i piani dettagliati per realizzare un ordigno esplosivo con una pentola a pressione. L’editor di questa rivista è un giovane americano di origine saudita, Samir Khan, che ha vissuto buona parte della sua vita a New York sin quando entra nelle fila dell’organizzazione terroristica nel 2009 e si trasferisce nello Yemen. Verrà eliminato da un drone della Cia, il 30 settembre del 2011, insieme ad Anwar al-Awlaki: quest’ultimo è un ingegnere americano, nato da genitori di origini yemenite, che per anni verrà indicato come successore di Osama bin Laden. Queste note biografiche ci portano verso il cuore del problema, perché dopo gli attentati alle Torri Gemelle al Qaida è finita nel mirino dei servizi americani che gli hanno fatto una guerra senza quartiere, sino all’eliminazione fisica del suo leader più conosciuto, Osama bin Laden, con il blitz di Abbottabad. Il secondo numero di Inspire ha un lungo saggio di Abu al-Suri che illustra l’unico modo con cui al Qaida può continuare ad operare: quello delle iniziative individuali. «Le operazioni spontanee – scrive al-Suri – portate avanti da singoli individui e piccole cellule nel mondo intero, senza connessioni fra loro, hanno messo in grande imbarazzo gli apparati di intelligence occidentale mandandoli in confusione. Anche l’arresto di qualche membro non influenza le attività operative di altri militanti che non sono connessi tra loro». Questo testo di al-Suri è molto citato dagli specialisti di terrorismo e si può dire che indirettamente abbia fatto scuola. L’azione individuale non è detto che debba essere per forza di cose legata ad al Qaida, perché quello che conta è l’effetto finale.
Non è a caso che il giorno dopo gli attentati di Boston Foreign Policy abbia pubblicato un saggio di Jeffrey Simon, con il titolo «An Army of One» in cui si sostiene che siamo entrati da tempo nell’era del terrorismo dei «lupi solitari». Simon ha pubblicato nel febbraio di quest’anno un libro sull’argomento per Prometheus Book che ha fatto molto discutere. Gli esempi che fa sono molti e l’Islam non sempre c’entra: Ander Breivik, ad esempio è un militante di estrema destra che massacra 77 studenti in un campo estivo in Norvegia. Negli Stati Uniti c’è il caso di uno psichiatra dell’esercito americano, il maggiore Nidal Maljik Hasan, che a Fort Hood uccide 13 militari e ne ferirà altri 32 il 5 novembre del 2009. Certo Hasan è di fede islamica ma Timothy McVeigh, responsabile di un attentato che farà 168 vittime ad Oklahoma City nel 1995, era un estremista di destra. Due anni prima c’è l’eccidio di Waco, in Texas, e stavolta c’è di mezzo una setta religiosa. Eric Rudolph, che piazzerà una bomba ai giochi olimpici di Atlanta, è un militante di un movimento antiabortista.
Un caso famosissimo, che ha tenuto con il fiato sospeso l’America per molti mesi, è quello di Bruce Ivins, un microbiologo responsabile delle lettere all’antrace del 2001. Ivins si è suicidato nel 2009, per cui ha portato nella tomba le vere motivazioni che lo hanno spinto al folle gesto, qualcuno sostiene che i suoi attentati avessero lo scopo di rivitalizzare la ricerca sul vaccino per l’antrace, ma si tratta di pura speculazione. Non c’è comunque dubbio che Bruce Ivins abbia obbligato l’amministrazione americana a rivedere completamente la sua politica per l’antiterrorismo ed è perlomeno paradossale che a gettare il paese in una sorta di psicosi collettiva sia stato un uomo solo. Nei mesi che seguono dopo la consegna delle lettere all’antrace la principale pista seguita dagli investigatori è quella del bioterrorismo, intendendo con questo l’arrivo di un’era di confronto che dal nucleare scivola inesorabilmente verso gli agenti patogeni. Molta letteratura specialistica del periodo aveva lungamente predetto questi sviluppi, forse è stato proprio questo a portare completamente fuori strada per molti mesi chi conduceva le indagini sulle lettere all’antrace.
Il caso di Boston sembra molto al di dentro di questo mainstream, una conferma viene dal modus operandi, la tecnologia impiegata che è semplice e rudimentale. Ma nel secondo numero di Inspire c’è anche una spiegazione di questo arretrare verso ordigni semplici e rudimentali. Oggi Timothy McVeigh non potrebbe mai procurarsi l’enorme quantità di concime chimico che gli è servito per confezionare l’esplosivo per l’attentato di Oklahoma City. Le autorità federali sono corse ai ripari e presumibilmente la lista di componenti sospette sarà sicuramente molto lunga, quindi in tempi di «data mining» è molto difficile passare inosservati. L’attentato di Boston lo si può quindi leggere in molti modi, ma sul piano generale forse è indifferente sapere chi sono stati gli attentatori. Quel che è certo che la storia del terrorismo «fai da te» negli Stati Uniti ha una lunghissima tradizione da almeno una quarantina di anni. Se siamo entrati nell’era dei «lupi solitari» non sarà certo Boston ad avvisarci che abbiamo superato una soglia, piuttosto ne sarà l’ennesima conferma.

(Pubblicato sull’inserto domenicale del Sole 24 Ore il 21 aprile 2013)

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