Ci si può fidare di Hassan Rowhani?

rowhani_2590817bIl nuovo presidente dell’Iran, Hassan Rowhani, ha un passato da negoziatore nucleare ed è tornato sull’argomento in diverse occasioni della campagna elettorale. L’ISIS, un istituto americano che analizza da anni le vicende del nucleare iraniano ha fatto opera degna riepilogando i pronunciamenti pubblici del nuovo presidente in fatto di nucleare e di arricchimento di uranio. Si tratta di una lettura molto istruttiva che spegne qualche entusiasmo della prima ora e che spinge a riflettere. Gli Stati Uniti hanno fatto caute aperture dicendo che l’elezione di Rowhani potrebbe precludere a colloqui bilaterali, che sino a questo momento Washington ha considerato prematuri. Salvo qualche improbabile colpo di scena la trattativa sul nucleare si trascinerà nè più nè meno come è avvenuto negli ultimi anni. Per altri versi è bene ricordare che il vero dominus della situazione non è tanto Rowhani, quanto piuttosto la Guida Spirituale del paese. Pubblichiamo il post dell’ISIS in inglese e per la parte relativa alle dichiarazioni passate del nuovo presidente dell’Iran. Il post completo lo si può leggere qui. Continua a leggere

L’Iran cambia pagina? Forse

IRAN-VOTE-ROWHANIL’elezione di Hassan Rowhani è stata salutata da molti come una indicazione che il regime di Teheran, e in particolare la Guida Spirituale Ali Khamenei che governa il paese dal 1989, ha dovuto fare i conti con la crisi economica. Obiettivamente l’Iran si trova in condizioni abbastanza drammatiche a causa delle sanzioni internazionali che hanno pesantemente colpito il suo commercio estero. Ma è anche il prezzo che gli hardliners, ovvero gli integralisti al potere sino a ieri, hanno dovuto pagare per continuare ad arricchire l’uranio. Certo i risultati elettorali che hanno consentito l’elezione di Rowhani parlano da soli: il nuovo presidente ha avuto 18,6 milioni di voti su 36 milioni di votanti per cui ha superato di poco il 50%, cosa che ha escluso il ballottaggio. Saed Jalili, attuale negoziatore per il nucleare ed indicato come il braccio destro di Khamenei per la politica internazionale, non è andato oltre l’11,36%, Mohammad Baqer Qalibaf, sindaco di Teheran ed indicato da molti come un outsider, ha avuto il 16,56%. Un uomo duro del regime come Mohsen Rezaee – nato politicamente nel gruppo radicale Mansuran, ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie – si è fermato al 10,58%. Ali Akbar Velayati, molto vicino ad Ali Khamenei, si ferma a poco più del 6% ed infine Mohamad Gharazi, l’unico candidato indipendente in queste elezioni ed ex ministro del petrolio non è andato molto al di là dell’1%. Continua a leggere

Storia culturale del clima

lousiana coast

Due tornado si abbattono sull’Oklahoma in meno di due settimane. Nell’Europa centrale in due soli giorni cade più pioggia di quanto ci si aspetterebbe in due mesi e molti centri abitati in Austria, Germania e Repubblica Ceca sono allagati. Sentiamo parlare sempre più spesso di fenomeni climatici estremi, ed è fatale che ci sia una particolare attenzione a questi eventi perché comportano danni di natura materiale e sociale. Il lavoro scientifico degli ultimi decenni ha dimostrato l’esistenza di un nesso causale fra le attività antropiche e il riscaldamento globale, ma sugli eventi avversi certe conclusioni dei modellisti sono meno condivise. Negli ultimi venti anni la vulgata sui mutamenti climatici ha molto spesso superato gli steccati del quadro scientifico di riferimento sino a conquistarsi una vita propria: in questo modo qualsiasi fenomeno che potremmo considerare inusuale per la nostra esperienza climatica, dalle inondazioni alle bolle di calore, dagli uragani alle frane per eccesso di pioggia, è stata addebitata alle attività umane. Continua a leggere

Datagate: gli americani danno ragione a Obama

datagate-hong-kong

Un sondaggio di opinione pubblicato oggi dalla Pew, in collaborazione con il Washington Post, rivela che la maggioranza degli americani considerano accettabili le violazioni della privacy per combattere il terrorismo. I risultati del sondaggio si possono trovare qui, anche se a molti questo esito sembrava piuttosto scontato. Il dibattito ospitato dai quotidiani americani sembra più vicino alla politica che all’opinione pubblica, ma a ricordare a tutti che gli Stati Uniti sono particolarmente vulnerabili non c’è solo Boston ma una lunga serie di attentati – tentati o riusciti – che ha volte non hanno avuto la stessa risonanza in Europa.

L’ultimo scandalo di Washington

scandal La National Security Agency spia da molto tempo a questa parte le telefonate dei cittadini americani. A far scoppiare lo scandalo è il Guardian, che ha reso pubblica una ingiunzione di uno speciale tribunale sulla sorveglianza che qualche mese fa ha intimato a una compagnia telefonica, la Verizon, di trasmettere i suoi dati di traffico all’Agenzia per la sicurezza nazionale (NSA). Tanto per essere precisi non si tratta di intercettazioni, ma di quello che i tecnici chiamano «metadati telefonici». Significa che vengono registrati tutti i numeri che un utente chiama, in patria o all’estero, e la durata della conversazione. Più o meno la stessa cosa che qualsiasi abbonato americano potrebbe chiedere alla compagnia telefonica per conoscere il dettaglio del suo traffico, salvo il fatto che stavolta questi dati sono stati consegnati all’Agenzia per la sicurezza nazionale. Continua a leggere

Tornado Alley

cartina tornado
Il tornado che si è abbattuto su Moore, un sobborgo di Oklahoma City, ha fatto almeno 24 morti, di cui 9 sono bambini. Questo piccolo centro residenziale, che ha circa 55.000 abitanti, ha la sfortuna di essere al centro del Tornado Alley, una sorta di autostrada che dal Nord del Texas trasporta celle temporalesche verso il Sud Dakota e i territori bagnati dalla riva occidentale del fiume Mississippi. Enormi quantità di aria umida che si formano nel Golfo del Messico risalgono gli Stati Uniti sino a trovare aria fredda e molto più secca che proviene dalle Montagne Rocciose (vedi cartina). E’ l’incontro fatale di questi due fronti a innescare i tornado, ma anche a farne un evento atmosferico avverso che è tipicamente americano: infatti il 75% degli uragani che si generano nel pianeta si sviluppano negli Usa. Moore ne aveva già fatto le spese in diverse occasioni: ad esempio nel 2011, ma anche nel 1999, solo per citare gli ultimi, quando fu colpita da uno dei peggiori tornado che si ricordi, con venti di quasi 485 chilometri all’ora. Continua a leggere