L’ultimo scandalo di Washington

scandal La National Security Agency spia da molto tempo a questa parte le telefonate dei cittadini americani. A far scoppiare lo scandalo è il Guardian, che ha reso pubblica una ingiunzione di uno speciale tribunale sulla sorveglianza che qualche mese fa ha intimato a una compagnia telefonica, la Verizon, di trasmettere i suoi dati di traffico all’Agenzia per la sicurezza nazionale (NSA). Tanto per essere precisi non si tratta di intercettazioni, ma di quello che i tecnici chiamano «metadati telefonici». Significa che vengono registrati tutti i numeri che un utente chiama, in patria o all’estero, e la durata della conversazione. Più o meno la stessa cosa che qualsiasi abbonato americano potrebbe chiedere alla compagnia telefonica per conoscere il dettaglio del suo traffico, salvo il fatto che stavolta questi dati sono stati consegnati all’Agenzia per la sicurezza nazionale. Qualcuno si chiederà: cosa ci fa la NSA di questa lista di chiamate? Le risposte possono essere molte: il primo utilizzo è il cosiddetto «data mining», ovvero la raccolta all’ingrosso di dati telefonici che poi vengono processati statisticamente da computer di grande potenza. Pescando nel mucchio, ovvero analizzando una grandissima quantità di dati, ne può venire fuori qualcosa. Le chiamate da mobile ovviamente rivelano anche la posizione geografica del cellulare: in città dove le centraline sono molte l’ubicazione del telefono è molto precisa, in aree rurali meno e l’approssimazione può essere di qualche miglio. Vi sembra ancora poco? E’ probabile, ma il gioco si può fare molto più complicato: ad esempio se un informatore ha segnalato un sospetto in una certa zona e a una certa ora si può esaminare tutto il traffico che si origina da quella località e magari si scopre che una telefonata era diretta a una persona su cui i servizi segreti stanno già investigando. Ovviamente tutto questo è materiale grezzo di partenza, la NSA ha capacità di ascolto inimmaginabili e può intercettare telefonate con metodi molto sofisticati. La possiamo considerare una novità di un certo rilievo? Dipende dall’angolatura da cui si guarda al problema: la chairman della Commissione americana del Senato per l’intelligence, la senatrice Dianne Feinstein, ha candidamente dichiarato che la pratica di chiedere metadati telefonici alle compagnie dura da sette anni e che l’autorizzazione viene rinnovata ogni tre mesi. Altra domanda, la pratica è legale? Sembrerebbe di sì, visto che il Patriot Act, varato in gran fretta dopo gli attentati del 2001, concedeva ampi spazi di manovra alle agenzie di sicurezza americane. Ovviamente molti non sono d’accordo e sostengono che a preoccupare è soprattutto la dimensione e l’estensione capillare del controllo che violerebbe la privacy garantita da molte norme americane. Giornalisticamente l’argomento non lo si può considerare una novità assoluta: nel 2006 USA Today ha pubblicato una inchiesta in cui rivelava che le principali compagnie telefoniche americane – la AT&T, la Verizon e la Bell South – passavano i tabulati telefonici alla NSA per scovare comportamenti sospetti che potevano preludere ad attività terroristiche. Certo erano i tempi di George Bush per cui oggi molti si meravigliano che la stessa cosa accada con il «democratico» Barak Obama. Olivia Pope, la protagonista della serie Scandal, ci ha abituato a molto peggio: certo è una fiction che gioca dietro le quinte della politica di Washington, ma a volte il quadro sembra abbastanza verosimile.

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