Il Pakistan rivela i segreti del blitz di Abbottabad

Helicopter-Pakistan-APQuando le forze speciali degli Stati Uniti hanno fatto il blitz di Abbottabad hanno portato via solo il corpo di Osama bin Laden? Una delle tre mogli dello sceicco, Khairiyya, sostiene che fossero due, quindi i seals hanno caricato su un elicottero da trasporto anche il cadavere di Khalid, il figlio di Osama ucciso sulle scale? Il rapporto di 337 pagine della Commissione di inchiesta sui fatti di Abbottabad, chiesto dal parlamento pakistano, è pieno di dettagli e di rivelazioni sul colpo di mano che la notte del 2 maggio del 2011 ha portato all’eliminazione fisica del leader storico di al Qaida. Le forze speciali americane come hanno fatto ad arrivare indisturbate con due elicotteri nel giardino della casa di bin Laden dopo più di un’ora di volo in territorio pakistano? I due Black Hawk, rispondono i vertici dell’aviazione pakistana ai commissari, erano a bassa segnatura radar per cui erano invisibili. Peccato che gli elicotteri fossero tre e che fra di loro c’era anche un gigantesco Chinook, che è lungo 19 metri e alto più di 5. Una volta atterrato vicino al muro di cinta della casa dove si svolge il blitz resta con i motori accesi per circa 40 minuti. Come mai alle 0.32 del mattino è la televisione pakistana ad annunciare che c’è in corso un’azione ad Abbottabad mentre gli intercettori di Islamabad si alzano in volo 90 minuti dopo quando tutti gli elicotteri erano già rientrati in Afghanistan? Non eravamo preparati a difenderci sul confine afghano, rispondono i generali.
La parte più imbarazzante del rapporto riguarda l’ISI, il servizio segreto pakistano, il quale non ha mai sospettato che bin Laden vivesse a un paio di chilometri da una cittadella che ospita l’accademia militare pakistana. Eppure era noto che Abottabad fosse un luogo molto apprezzato da integralisti musulmani di rango: il numero 3 di al Qaida, Abu Faraj al Libbi, abitava vicino alla casa di bin Laden, riesce a scappare quando sente che l’ISI è sulle sue tracce ma viene arrestato più tardi nei territori a controllo tribale ai confini con l’Afghanistan. E’ sempre l’ISI ad arrestare ad Abbottabad nel gennaio del 2011 Umar Patek, coinvolto negli attentati di Bali del 2002 che hanno fatto più di 200 morti. Tra il 2009 e il 2010 la Cia aveva passato ai servizi pakistani i numeri di quattro utenze telefoniche utilizzate dai due fratelli Al Kuwaiti, che erano i corrieri di bin Laden e che garantivano la sicurezza del fortino di Abbottabad. I due avevano firmato contratti per quattro utenze elettriche e di gas, anche se ufficialmente nella casa risiedevano due sole famiglie, i carrelli della spesa dovevano essere giganteschi perché nel compound di Abbottabad vivevano complessivamente 27 persone, il solo nucleo familiare di bin Laden era di 16 individui, ma gli uomini dell’intelligence pakistana non si insospettiscono.
Negli ultimi sei mesi del 2010 c’è un insolito traffico di cittadini americani che arrivano ad Islamabad: l’ambasciata pakistana di Washington concede 4.442 visti in un solo anno, gli appartamenti in affitto ad americani che gravitano attorno alle rappresentanze diplomatiche della capitale salgono improvvisamente a 389. Nei mesi che precedono il blitz alcuni pioppi vicini al muro di cinta della casa di bin Laden vengono tagliati, la notte del blitz girano per Abbottabad cinque SUV che invitano gli abitanti a restare in casa anche perché c’è un’interruzione dell’energia elettrica.
Poi c’è la domanda clou: il capo di al Qaida da quanto tempo viveva in Pakistan? L’ISI ritiene che dopo il collasso del regime talebano in Afghanistan del 2002 sia riparato ad Haripur, e tre anni dopo ad Abbottabad, insomma sono quasi nove anni in cui i suoi luogotenenti vengono arrestati o uccisi uno dopo l’altro. Le forze speciali americane portano via dal compound molto materiale fra cui lingotti d’oro regalati alle mogli, ma anche il testamento di bin Laden. L’unica ad averlo letto è la prima moglie, Khairiyya, la quale dice che c’è una precisa richiesta fatta ai 12 figli: quella di non militare nell’organizzazione terroristica che lui stesso ha fondato.
E’ un po’ paradossale che il rapporto della Commissione di inchiesta che sta facendo il giro del mondo sia in inglese e non in urdu. Significa che qualcuno si è preso la briga di tradurlo perché avesse una migliore circolazione. Non deve neanche stupire la reticenza delle alte gerarchie militari e meno che mai quella dell’ISI dove da molto tempo vige la regola che la mano sinistra non deve sapere quello che fa la destra. Peraltro nel documento c’è una conferma rispetto a un’ipotesi che nell’ultima settimana ha infiammato i media americani: Islamabad ha un accordo segreto con Washington a cui dà carta bianca per le operazioni di eliminazione mirata con i droni, ma in cambio chiede che nella kill list ci siano nominativi dei nemici del governo pakistano. Insomma una mano lava l’altra.
Ultima curiosità: bin Laden era malato da tempo? La risposta è sì: soffriva di una forma di insufficienza corticosurrenale cronica, il Morbo di Addison. A volte quando era molto stanco e provato prendeva un preparato della medicina tradizionale a cui aggiungeva miele e cioccolata.

(dal Sole 24 Ore del 21 luglio 2013)

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