Siria: shot and forget?

syria war Stati Uniti e Gran Bretagna potrebbe scatenare un attacco contro le postazioni governative siriane nel giro di qualche giorno, o forse di qualche ora. La lista dei bersagli è nota in parte e si conosce la dislocazione delle unità nel Mediterraneo che potrebbero lanciare una salva di missili di crociera. Le indiscrezioni sostengono che si tratterà di un intervento «limitato» che non prevede l’utilizzo di uomini sul terreno. Si attende per i prossimi giorni la pubblicazione di un rapporto sull’utilizzo di armi chimiche in Siria redatto dall’intelligence statunitense. Su questa tardiva mossa della Casa Bianca ci sono comunque pareri contrastanti nella stessa stampa americana: molti editorialisti, ad esempio, sostengono che il gioco non vale la candela, anche perché forse è troppo tardi. Questa posizione viene espressa da quotidiani che hanno simpatie politiche assai distanti fra loro, ad esempio dal Washington Times, di ispirazione repubblicana, e dai due maggiori quotidiani di fede democratica come il Washington Post e il New York Times. Più in generale sembra strano a tutti che l’amministrazione di Washington abbia indicato una «red line», superata la quale si sarebbe passati all’intervento, nel caso fosse stato verificato l’utilizzo di armi chimiche. Per quanto queste ultime abbiano potuto produrre esiti raccapriccianti resta sempre il fatto che dall’inizio della guerra civile le armi convenzionali sono state in grado di fare danni sicuramente peggiori. E quindi perché un intervento solo adesso e quali rischi comporta sul piano della sicurezza internazionale? Continua a leggere

Lo Yemen sotto attacco

Yemen-Al-Qaida L’allarme di un imminente attacco di al Qaida, che ha provocato la chiusura per alcuni giorni di 19 sedi diplomatiche americane, ora ha una spiegazione. I responsabili dell’ufficio di sicurezza dello Yemen sostengono di aver sventato un attentato di al Qaida contro un terminale petrolifero e il rapimento di tecnici stranieri che lavorano in questo impianto. Nel frattempo i droni della CIA hanno condotto due attacchi nel Sud-Est del paese, con sette vittime, ma ne è stato segnalato un altro ieri che avrebbe ucciso altre quattro persone. Ovviamente si tratta di una fuga di notizie, di cui ha riferito per primo il New York Times, ma la conferma è arrivata poche ore dopo quando il portavoce del governo, Rajeh Badi, ha dichiarato a France Press e all’Associated Press che il piano prevedeva di prendere il controllo del terminale di Mina al-Dhaba, che si trova in prossimità di Al Mukalla, una città portuale sul Golfo di Aden, e di un secondo gasdotto di cui non è stata rivelata l’ubicazione.  Continua a leggere

La grande fuga di al Qaida da Abu Ghraib

abu ghraib La notizia non ha fatto grande scalpore sui nostri giornali, anzi molti ne hanno appena accennato, ma lo scorso 21 luglio al Qaida è stata in grado di assaltare la prigione irachena di Abu Ghraib e di far evadere forse più di 800 detenuti che ora sono liberi e sono andati a dare manforte alle forze ribelli in Iraq e forse anche in Siria. Una dettagliata ricostruzione di questa fuga di massa è stata pubblicata su Foreign Policy a firma di Raheem Salman, il corrispondente della Reuters da Baghhdad, e da Ned Parker che sino a due anni fa ricopriva lo stesso incarico per il Los Angeles Times. E’ utile riassumere l’articolo di Salman e Parker, anche perché la situazione che raccontano ha dell’incredibile. Continua a leggere

Cosa c’è dietro l’allarme per al Qaida?

yemen-aqap-ricin La stampa internazionale si sta chiedendo da giorni cosa c’è sotto la chiusura di 22 sedi diplomatiche statunitensi in Nord Africa e in Medio Oriente. I comunicati stampa ufficiali non sembrano rivelare il minimo dettaglio necessario per costruire un’ipotesi e alcune dichiarazioni non aiutano, anzi confondono. Ad esempio il capo dello Stato Maggiore Congiunto, Martin Dempsey, ha dichiarato alla ABC che stavolta il pericolo «è più circostanziato di quelli conosciuti in passato» e che la minaccia non riguarda solo gli Stati Uniti ma più in generale il mondo occidentale. Il 1 agosto Obama ha chiesto che si prendessero «tutte le misure necessarie» per difendere gli interessi americani da possibili attentati di al Qaida. Ora se le minaccia fosse realmente più circostanziata, e non generica come sembra sostenere la richiesta di Obama, lo scenario sarebbe un altro. Significa che la minaccia è certa ma che non è chiaro dove il terrorismo internazionale potrà colpire? Oppure la CIA ha informazioni più dettagliate sui probabili bersagli e quindi preferisce un allarme di carattere generale per non svelare le sue carte? C’è in atto un’operazione coperta e su vasta scala per cui il warning, pur generico, è necessario per far sì che tutti i cittadini americani che vivono in questi paesi – e che non necessariamente fanno parte del corpo diplomatico − adottino le necessarie misure di sicurezza? E’ buio pesto e un’ipotesi vale l’altra.  Continua a leggere