La grande fuga di al Qaida da Abu Ghraib

abu ghraib La notizia non ha fatto grande scalpore sui nostri giornali, anzi molti ne hanno appena accennato, ma lo scorso 21 luglio al Qaida è stata in grado di assaltare la prigione irachena di Abu Ghraib e di far evadere forse più di 800 detenuti che ora sono liberi e sono andati a dare manforte alle forze ribelli in Iraq e forse anche in Siria. Una dettagliata ricostruzione di questa fuga di massa è stata pubblicata su Foreign Policy a firma di Raheem Salman, il corrispondente della Reuters da Baghhdad, e da Ned Parker che sino a due anni fa ricopriva lo stesso incarico per il Los Angeles Times. E’ utile riassumere l’articolo di Salman e Parker, anche perché la situazione che raccontano ha dell’incredibile.

Verso le nove di sera del 21 luglio, quando i detenuti stanno per rientrare nelle celle dopo il pasto serale, c’è un fuoco di sbarramento operato dall’esterno e si sparano almeno cento colpi di mortaio, due macchine imbottite di esplosivo vengono fatte brillare vicino al muro di cinta del carcere dove aprono due varchi. All’interno di Abu Ghraib i detenuti innescano una rivolta dando fuoco ai materassi e facendo brillare dei rudimentali congegni esplosivi. Non molto dopo una cinquantina di terroristi assaltano il carcere uccidendo tutte le guardie con cui vengono in contatto e obbligando alla resa quelli che sopravvivono. L’attacco e la rivolta ha fatto più di 70 morti fra i detenuti, ma quelli che riescono a fuggire sarebbero tra 300 e 800: le autorità irachene non sono state neanche in grado di definire il numero esatto degli evasi. Il 21 luglio c’è un altro colpo di mano nei confronti della prigione di Taji, il secondo istituto di pena in ordine di importanza in Iraq: «L’attacco contro questo carcere – dice al Guardian il ministro degli interni Wissam al-Firaiji – è stato effettuato con nove attentatori suicidi e tre mezzi imbottiti di esplosivo». Il governo iracheno ricorda che i prigionieri che sono stati in grado di evadere sono molto pericolosi, alcuni di loro erano addirittura in attesa che fosse eseguita la pena capitale, mentre altri erano terroristi consegnati alla polizia locale dalle forze americane dopo alcuni rastrellamenti.

Il primo ministro Nouri al-Maliki ha puntato il dito contro i seguaci di Moqtada al-Sadr a cui addebita la responsabilità dell’accaduto: «Quello che è successo ad Abu Ghraib – dice alle agenzie – è che le guardie del carcere erano colluse con le milizie che hanno eseguito l’attacco e che sono state loro ad aprigli le porte». Il movimento di Moqtada al-Sadr ovviamente non ha gradito e in un comunicato stampa dice che il primo ministro «si è giocato il cervello».

Ovviamente questa recrudescenza di al Qaida in Iraq ha scatenato una sorta di scaricabarile. Il ministro della Giustizia, Hassan Shimmari, sostiene che la collusione fra alcuni carcerieri e gli assaltatori dei due istituti penitenziari è un dato di fatto: «120 guardie penitenziarie – dice alla televisione nazionale – sono scomparse, con l’eccezione di un ufficiale e due sottoposti». Altre notizie vengono dalla stampa irachena la quale rivela che molti detenuti di al Qaida erano stati trasferiti ad Abu Ghraib qualche giorno prima della grande evasione, erano in possesso telefoni cellulari (molti sono stati ritrovati nel carcere dopo la fuga) e quindi avevano avuto la possibilità di coordinarsi con le forze esterne che dovevano attaccare il carcere. Ovviamente le guardie carcerarie puntano il dito più in alto: «Ho avuto l’impressione – dice uno di loro – che siano stati aiutati da funzionari governativi e dalle forze di sicurezza. Com’è possibile che così tanti detenuti siano stati in grado scomparire nel giro di pochi minuti?». E un altro: «Hanno fatto tutto senza alcuna fretta e nessuna confusione, sapevano esattamente quello che dovevano fare». Da un punto di vista della sicurezza interna le due evasioni di luglio sono il colpo finale di maglio in un mese in cui gli attentati terroristici hanno riportato la contabilità delle vittime a periodi precedenti al 2007-2008, quando sembrava che l’insurrezione fosse stata gravemente colpita. L’Onu stima che nel mese scorso le vittime di attentati siano state più di 50 e i feriti più di mille.

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