Lo Yemen sotto attacco

Yemen-Al-Qaida L’allarme di un imminente attacco di al Qaida, che ha provocato la chiusura per alcuni giorni di 19 sedi diplomatiche americane, ora ha una spiegazione. I responsabili dell’ufficio di sicurezza dello Yemen sostengono di aver sventato un attentato di al Qaida contro un terminale petrolifero e il rapimento di tecnici stranieri che lavorano in questo impianto. Nel frattempo i droni della CIA hanno condotto due attacchi nel Sud-Est del paese, con sette vittime, ma ne è stato segnalato un altro ieri che avrebbe ucciso altre quattro persone. Ovviamente si tratta di una fuga di notizie, di cui ha riferito per primo il New York Times, ma la conferma è arrivata poche ore dopo quando il portavoce del governo, Rajeh Badi, ha dichiarato a France Press e all’Associated Press che il piano prevedeva di prendere il controllo del terminale di Mina al-Dhaba, che si trova in prossimità di Al Mukalla, una città portuale sul Golfo di Aden, e di un secondo gasdotto di cui non è stata rivelata l’ubicazione. 

Lunedì di questa settimana alcuni gruppi di al Qaida nella Penisola Arabica (AQAP) avrebbero impiegato degli uomini con la divisa dell’esercito yemenita per tentare di occupare il terminale petrolifero di Mina al-Dhaba, nel Golfo di Aden, operato da una società canadese. Il corrispondente della BBC da Saana, Abdullah Ghorab, ha riferito all’emittente britannica che le misure di sicurezza nella capitale non hanno precedenti negli ultimi anni: i compound che ospitano le sedi diplomatiche occidentali sarebbero difesi da mezzi blindati e sono stati schierati reparti dell’esercito. Sempre la BBC riferisce che sarebbero in corso delle operazioni di contro-insurrezione effettuate da reparti americani delle forze speciali del Joint Operation Command. Questo spiega anche perché in Yemen ci sia ancora oggi un allarme di massima allerta. Il Washington Post riferisce, citando una fonte anonima del Pentagono, che l’attacco sventato ai due terminali petroliferi sia solo una delle possibili azioni in corso di al Qaida e che quello che gli Stati Uniti «stanno facendo è di guadagnare tempo». Se queste dichiarazioni sono vere significa che che al Qaida della Penisola Arabica ha lanciato un attacco in grande stile su diversi fronti. Ovviamente il governo yemenita minimizza, anzi il ministro degli esteri ha criticato la decisione di molti paesi occidentali, di chiudere le sedi diplomatiche, come «un favore fatto ai terroristi che minimizza gli sforzi internazionali per combattere il terrorismo». E’ probabile che il responsabile yemenita degli Esteri si riferisse al fatto che diversi siti jiadisti hanno salutato la chiusura delle sedi diplomatiche come «l’inizio dell’incubo» per la presenza occidentale in Yemen. Ovviamente non si hanno notizie più precise sugli attacchi dei droni, e quanto queste eliminazioni mirate siano collegate agli attacchi di al Qaida. I droni dell’esercito statunitense decollano da Gibuti, mentre quelli della CIA da una pista in Arabia Saudita. Ma è comunque certo che una raffica di ripetute missioni utilizzando i droni – almeno 16 dall’inizio dell’anno – siano una chiara indicazione che in Yemen c’è un confronto durissimo.

Aggiornamento dell’8 agosto 2013
Il New York Times ha pubblicato un’analisi sugli ultimi fatti yemeniti dove si sollevano molti dubbi sia sull’entità del pericolo di attentati sia sulla risposta della Casa Bianca. Ovviamente molte cose non tornano, anche se l’attività delle forze speciali americane in Yemen conferma che c’è un’operazione a vasto raggio.

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