Il ritorno dei lupi solitari

APTOPIX Canada Ottawa Shooting Venerdì mattina uno studente americano di 15 anni ha aperto il fuoco in una cafeteria di Seattle uccidendo una ragazza e ferendo gravemente altri tre adolescenti. Poi si è tolto la vita. L’attentatore, Jaylen Fryberg, è un giovane nativo indiano della tribù Tulatip che occupa una riserva tra Everett e Marysville nello stato di Washington. Insomma siamo di fronte all’ennesima sparatoria in una scuola americana, materia per antropologi criminali, e a un ragazzo di cui si sospettano gravi problemi psichiatrici. Ma se fosse stato un musulmano in quale categoria avremmo collocato questo gesto? Avremmo rispolverato i lupi solitari?

I recenti fatti canadesi e americani hanno fatto suonare molti campanelli di allarme: ad Ottawa, in Canada, un uomo di 32 anni – Michael Zehaf Bibehau – ha attaccato il parlamento uccidendo un riservista prima di essere freddato da un poliziotto con un colpo di pistola. Due giorni prima nel Quebec un giovane di 25 anni, Martin Couture Ruleau, ha investito con la sua macchina due militari canadesi uccidendone uno. Giovedì a New York un individuo di 32 anni, Zale Thompson, ha attaccato a colpi d’ascia quattro poliziotti, freschi di nomina, ferendone due prima di essere ucciso. Negli ultimi tre casi i primi risultati delle indagini indicano i tre attentatori come islamisti radicali. Ma se si analizzano i dati diffusi dalla polizia ci si trova di fronte a persone che in passato sono state incriminate per reati di droga o contro la proprietà privata, diffidati per comportamenti sociali pericolosi, o privati del passaporto come nel caso di Bibehau. Insomma siamo lontani da un retroterra terroristico, in altri tempi si sarebbe parlato di «forme di devianza sociale». Ma Canada, Gran Bretagna e Francia stanno varando norme restrittive per contenere il fenomeno: il Senato transalpino, ad esempio, ha approvato il 16 ottobre una legge che impedisce l’espatrio di individui con passaporto francese «se ci sono buone ragioni per sospettare che possano prender parte ad attività terroristiche… e che il loro rientro in patria possa comportare rischi per la sicurezza nazionale». Una legislazione abbastanza simile è all’esame del Parlamento britannico e fra le ipotesi al vaglio c’è anche quella di ritirare il passaporto ad individui con doppia nazionalità se si sono distinti nei social media per attività a sostegno di organizzazioni terroristiche. Nel frattempo anche il Canada ha annunciato un giro di vite fra cui forme di carcerazione preventiva. Su questi provvedimenti c’è in corso un acceso di battito, che riguarda la tutela delle libertà personali garantito dalle varie Costituzioni nazionali, ma c’è dell’altro: infatti molti specialisti di sicurezza nazionale – negli ultimi giorni alcuni di loro sono intervenuti su Foreign Policy – sostengono che piuttosto che varare legislazioni restrittive sia molto più utile intensificare le operazioni di intelligence e tenere sotto controllo comportamenti borderline. Se ne ricavano molte più informazioni e migliora la readiness per agire tempestivamente nei confronti di cellule nascoste che un giorno potrebbero creare dei problemi. Non si può dire che sia un’ipotesi dell’ultima ora: dopo gli attentati londinesi del 2005 la polizia metropolitana, e presumibilmente anche i servizi britannici, hanno praticato con grande discrezione il «data mining» – significa pedinamenti, intercettazioni telefoniche, vigilanza sulle mail e sui social media – ottenendo buoni risultati in termini di prevenzione.

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