Il blitz fallito in Yemen porta all’uccisione di due ostaggi

special-forces Un commando di 40 uomini delle forze speciali americane ha tentato ieri di liberare con un blitz in extremis due ostaggi occidentali nelle mani del gruppo yemenita di al-Qaeda in Arabian Peninsula (AQAP). Ma li hanno trovati gravemente feriti dai miliziani quando questi ultimi si sono resi conto che erano destinati a soccombere. Il 4 dicembre il leader di AQAP, Nasser bin Ali al Ansi, aveva diffuso un video in cui dava tre giorni di tempo al governo americano per ottemperare ad alcune condizioni poste dall’organizzazione, e trascorso questo periodo dichiarava che gli ostaggi ancora nelle loro mani sarebbero stati uccisi.

Il video di AQAP diffuso il 4 dicembre era una risposta al blitz che le forze speciali americane avevano condotto nella notte fra il 24 e il 25 novembre nella provincia di Hadhramaut, nello Yemen orientale, quando riuscivano a liberare sei ostaggi yemeniti, un saudita e un etiope. Fra di loro non c’erano il giornalista americano Luke Somers e il sudafricano Pierre Korkie, entrambi catturati nel 2013, che erano stati spostati due giorni prima in un’altra località. Nella notte del 5 dicembre due V-22 Osprey decollano dall’unita anfibia americana USS Makin Island, dislocata nel Golfo di Aden, per un ennesimo tentativo di liberare i due ostaggi nelle mani di AQAP. Il gruppo di assalto prende posizione a poca distanza da un edificio isolato nella provincia meridionale di Shabwa, ma finisce sotto il fuoco dei miliziani che lo difendono. Le forze americane impiegano diversi minuti per entrare nell’edificio dove trovano i due ostaggi gravemente feriti: uno morirà durante il volo di rientro e l’altro nella camera operatoria della USS Making Island dove i medici tentano di salvargli la vita.
I successi dell’Isis in Siria e in Iraq hanno rivitalizzato alcuni dei movimenti jihadisti che negli ultimi anni avevano ridotto la loro attività perché pesantemente bersagliati da un campagna di controinsurrezione. In Yemen, ad esempio, AQAP ha realizzato una spettacolare serie di attentati a partire da metà ottobre di quest’anno per contrastare l’ascesa degli Houthi, una minoranza scita del paese, che negli ultimi mesi hanno aumentato le aree sotto il loro controllo. AQAP ha condotto almeno quattro offensive contro le forze di sicurezza yemenite nella provincia di Abyan e tentato di assassinare l’ambasciatore americano a Sanaa, Mattew Tueller, e l’ex presidente yemenita Ali Adbullah Saleh. In Pakistan sono riprese le attività dei droni americani contro la formazione talebana TTP (Tehreek-Taliban Pakistan) che alcune fonti sostengono sia in una fase di riorganizzazione. Non c’è alcun dubbio che le operazioni contro l’Isis in Iraq e in Siria saranno centrali anche per tenere sotto controllo queste nuove sacche di insurrezione.

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