I molti retroscena delle torture di Guantanamo

Iraq Prison Abuse Come era facile prevedere il Rapporto sulle torture della Cia, licenziato ieri sera dalla Commissione del Senato per l’Intelligence, ha scatenato un mare di polemiche. Orizzontarsi sull’argomento senza leggere i documenti originali è un’impresa quasi impossibile e le agenzie di stampa scrivono di tutto: da una parte perché non riescono a governare l’impatto dell’attualità su un tema così scabroso, dall’altra perché il comportamento della Cia è indifendibile sotto ogni profilo. Ma a venirne fuori piuttosto malconcia è la verità storica di questa pur nera pagina dell’intelligence americana. Quello che possiamo fare, poi ognuno può trarne le sue personali conclusioni, è di proporre un percorso ragionato linkando molti documenti oggi declassificati e quindi disponibili anche al grande pubblico.

I capi di accusa contenuti nel Rapporto del Senato sono sostanzialmente venti:
1)Gli interrogatori sotto tortura non hanno prodotto sostanziali risultati nella raccolta delle informazioni
2)Le giustificazioni della Cia si basano su false valutazioni della loro efficacia
3)Negli interrogatori sono state commesse delle brutalità che sono state minimizzate al ceto politico
4)Le condizioni dei prigionieri erano molto peggiori di quelle che la Cia ha descritto agli organi competenti
5)La Cia ha nascosto informazioni al Dipartimento di Giustizia impedendo un’analisi legale corretta
6)la Cia ha ostacolato il controllo del programma agli organi del Congresso
7)La Cia ha impedito alla Casa Bianca di governare il programma nascondendo fatti importanti
8)La gestione della Cia ha complicato, e in qualche caso impedito, il lavoro di vigilanza di altre agenzie governative (FBI, National Intelligence, Dipartimento di Stato)
9)La Cia ha depistato l’Ufficio del Ispettore Generale (OIG) impedendo forme di controllo del suo operato
10)La Cia ha diffuso false informazioni alla stampa sull’efficacia degli interrogatori sotto tortura
11)La Cia era impreparata a gestire il programma di detenzione e di interrogatorio dei prigionieri
12)La Cia ha mentito sulla durata del programma, in particolare nel 2002 e nel 2003
13)La Cia si è avvalsa della consulenza di due psicologi che non avevano alcuna esperienza in fatti di terrorismo
14)La Cia ha effettuato interrogatori sotto tortura che non erano stati approvati dal Dipartimento di Giustizia e non erano stati autorizzati dallo Stato Maggiore dell’Agenzia
15)La Cia non ha condotto un accurato censimento degli individui catturati e in alcuni casi non ha rispettato gli standard legali
16)La Cia ha fallito nella valutazione dell’efficacia delle tecniche di interrogatorio a cui ha fatto ricorso
17)La Cia non ha censurato o punito personale dell’Agenzia per violazioni significative
18)La Cia ha marginalizzato o ignorato analisi critiche del programma che provenivano dal suo interno
19)Il programma della Cia era insostenibile ed è stato chiuso nel 2006 per le indiscrezioni pubblicate dalla stampa, mancanza di cooperazione con altre nazioni interessate e preoccupazioni sullo stato legale del programma
20)Il programma della Cia ha danneggiato la reputazione degli Stati Uniti e prodotto dei costi economici

I punti 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9, in concreto dipingono l’Agenzia come un servizio segreto deviato, in sintesi la Cia avrebbe condotto il programma di interrogatori “intensificati” al di fuori del quadro giuridico che regola le sue attività e all’insaputa degli organi politici destinati a supervisionare il suo operato. Questa affermazione suona abbastanza bizzarra perché contrasta con una serie di documenti ufficiali. Peraltro anche ragionando con il sano buonsenso sembra difficile che all’indomani degli attentati dell’11 settembre l’Agenzia abbia deciso di combattere una guerra personale all’insaputa dell’Amministrazione. La vera novità in questo strano affare è che la Cia, oggi diretta da un uomo di Obama (John Brennan), ha diffuso un documento in cui contesta molti punti delle conclusioni del Rapporto del Senato.

Per quello che se ne sa è la prima volta che l’Agenzia replica a un rapporto redatto dal Comitato del Senato deputato al controllo del suo operato. Questo documento è “politico” nel senso che Brennan segnala una serie di inesattezze e di frettolose conclusioni del Rapporto. Sembra veramente difficile che un’agenzia federale abbia la possibilità di rispondere senza avere un’autorizzazione dall’Amministrazione americana (leggi Barak Obama) perché sarebbe un palese atto di insubordinazione. Come se non bastasse un gruppo di ex agenti della Cia ha diffuso in rete una lunga serie di documenti riservati che ribaltano completamente le conclusioni del Comitato del Senato. Ad esempio i cosiddetti interrogatori intensificati erano stati dichiarati  “legali” dal Dipartimento di Giustizia perché – recita il documento – non erano in aperta violazione del Quinto, Ottavo e Quattordicesimo emendamento della Costituzione americana.

I documenti declassificati pubblicati dagli ex agenti della Cia, ma presumibilmente con il via libera dell’attuale direzione dell’Agenzia, sono talmente tanti da impedirne un rapido riassunto. Poi ci sono le testimonianze storiche, visto che George Bush scrive nelle sue memorie di aver approvato queste pratiche di interrogatorio, ma come se non bastasse molti membri democratici del Parlamento avevano partecipato a riunioni ristrette in cui si è lungamente discusso del trattamento dei prigionieri. A finire sotto accusa è anche la ex speaker democratica del Congresso, Nancy Pelosi, chiamata in causa da un ex agente della Cia il quale ha rivelato al Washington Post che tra il 2002 e il 2009 i leader repubblicani e democratici del Parlamento hanno partecipato a oltre 40 riunioni sulla questione degli interrogatori.

Con un po’ di malizia si può sostenere che la diffusione del Rapporto, voluto da Barak Obama, sia una intelligente mossa politica: da una parte la Commissione del Senato spara a zero sulla Cia, ma dall’altra si lascia mano libera ad esponenti dell’Agenzia  che pubblicano una raffica di documenti riservati in cui si ribalta il verdetto: gli interrogatori estremi non sono una manovra dietro le quinte, ma semmai una politica voluta dall’Amministrazione del periodo di cui i leader dell’opposizione sapevano quanto basta. E’ un modo cinico, ma anche raffinato, di chiudere per sempre l’argomento. Da ora in poi interesserà solo gli storici.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: