I piani americani per riconquistare Mosul

Mosul Il Pentagono avrebbe un piano per riconquistare Mosul, la principale roccaforte dell’Isis in Iraq. L’indiscrezione, ammesso che di indiscrezione di tratti, viene da una rivista militare (Military Times), poi ripresa da molti organi di stampa. L’offensiva dovrebbe scattare fra aprile e maggio e vedrebbe in campo cinque brigate delle forze di sicurezza irachene, tre brigate dei peshmerga curdi, tre brigate di rinforzo e un contingente di forze tribali della regione. Dichiarare apertamente i propri piani non ha molto senso per cui è stata fatta l’ipotesi che si tratti di un’operazione tipica della guerra psicologica (sempre che non si tratti di un incidente di percorso). Da qualche settimana circolano indiscrezioni secondo cui le forze dell’Isis non sarebbero più in grado di continuare la loro fase di espansione in Iraq e le cose non andrebbero meglio in Siria dove c’è un’alleanza di fatto fra il regime di Damasco e la coalizione internazionale. Ma riconquistare Mosul comporta una sanguinosa battaglia urbana che richiede truppe specializzate, intelligence e un efficientissimo coordinamento delle forze sul terreno che al momento non si vede.

A settembre dello scorso anno un rapporto dell’Institute for the Study of War, redatto da ex specialisti dell’esercito americano, prevedeva che per la riconquista di Mosul fosse richiesta una forza di circa 25.000 uomini, composta da peshmerga curdi e da forze di sicurezza irachene, con il determinante sostegno di almeno 3.000 uomini delle unità americane di impiego rapido. Quindi le cifre diffuse ieri dal Military Times sono ragionevoli e conosciute da tempo. Ovviamente la presa di Mosul richiede corpi specializzati nel conflitto urbano, è pur vero che gli Stati Uniti stanno addestrando le forze di sicurezza irachene sin dalla scorsa primavera, ma sembra abbastanza improbabile che siano riusciti nell’impresa in così poco tempo. Gli americani per riconquistare Falluja nel 2004 hanno impiegato 13.500 uomini dei loro reparti di élite – nella stragrande maggioranza dei casi marines – per avere ragione di circa 3.000 «insurrezionalisti» in un’operazione che ha richiesto più di tre mesi in un’area urbana che equivale a meno di un terzo di Mosul. Non si hanno cifre attendibili sulle forze che difendono quella che viene considerata la roccaforte dell’Isis, ma bisogna anche partire dal presupposto che attaccare Mosul sarebbe possibile solo dopo averla completamente circondata e interrotto qualsiasi via di rifornimento. Tutto questo comporta la necessità di aver «sterilizzato» le molte zone sotto il controllo dei miliziani di al-Baghdadi nel Nord-Est del paese, risultato che oggi sembra ancora molto lontano. Sempre secondo il Military Times le prove generali di questa operazione sarebbe stata la riconquista di Kobane, la cittadina al confine turco-siriano, che i curdi hanno liberato qualche settimana fa. Ma Mosul sembra un’altra storia.

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