Iran-Usa: i retroscena dell’accordo di Losanna

obama iranLa bozza di accordo siglata a Losanna sul nucleare iraniano è stata salutata come un successo storico, considerando che le trattative con Teheran sono iniziate sotto la presidenza del riformista Mohammad Khatami, uscito di scena nel 2005. In questo lungo periodo di colloqui informali o ufficiali ce ne sono stati molti, ma in nessuno è stata finalizzata una bozza di accordo, visto che la distanza fra le posizioni in gioco sembrava incolmabile. L’Iran ha sempre rivendicato il diritto di sviluppare una filiera nucleare civile, ma per anni ha messo i bastoni fra le ruote agli ispettori dell’Agenzia atomica di Vienna, che vigila sul rispetto dei trattati internazionali sotto l’egida dell’ONU. Poi sotto la presidenza Obama è scattato un durissimo regime di sanzioni che ha messo in ginocchio l’economia iraniana, congelando le esportazioni petrolifere e impedendo di fatto transazioni finanziarie attraverso la rete internazionale di istituti di credito. E’ quindi evidente che l’annuncio di Losanna è un grande passo avanti sulla via della distensione, ma l’interpretazione dei testi ufficiali che sono stati diffusi si presta a non pochi distinguo. L’accordo è lontano e saranno necessari molti passi per risolvere aspetti tecnici che vengono considerati determinanti per stabilire la buona fede del governo di Teheran.

L’annuncio dell’accordo è stato reso pubblico in una conferenza stampa tenuta a Losanna dalla rappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini, e il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif. Cosa dice questo comunicato ufficiale? In sostanza afferma tre cose: la capacità iraniana di arricchire uranio verrà limitata per «un periodo specifico» e che potrà utilizzare il solo impianto di Natanz. L’Iran rinuncia allo sviluppo di nuove centrifughe, allo stoccaggio e al trattamento di materiale arricchito nel sito di Fordow (dove peraltro non risulta che sia stato processato uranio) e si impegna a far sì che il reattore ad acqua pesante di Arak venga messo in condizione di non produrre plutonio, mentre il combustibile «esausto» dovrà essere esportato. Teheran si impegna a ratificare il Protocollo Aggiuntivo, previsto dal Trattato di non proliferazione, e quindi di consentire all’Agenzia di Vienna di compiere ispezioni. In cambio ottiene la cessazione delle sanzioni (sia americane che europee) quando le ispezioni dell’IAEA avranno verificato il rispetto degli accordi. Come si può ben vedere molti aspetti tecnici sono descritti in modo abbastanza generico, infatti le parti si impegnano a redigere un piano più dettagliato entro il 30 giugno.
Il 2 aprile l’ufficio stampa della Casa Bianca ha diffuso un documento in cui si dicono altre cose (il condizionale è d’obbligo), ovvero che
1)L’Iran si sarebbe impegnato a ridurre di circa 2/3 il numero delle centrifughe attualmente operative. Sarebbero 19.000 e solo 5.060 di queste sarebbero autorizzate ad arricchire uranio per i prossimi dieci anni. Tutte queste centrifughe debbono essere IR-1, ovvero della prima generazione (ne è stata sviluppata una seconda versione e pare che si sia arrivati all’ottava, la differenza nelle varie generazioni sta soprattutto nel potere separativo, ovvero nella quantità di uranio che sarebbero in grado di arricchire).
2)L’Iran si sarebbe impegnato a non arricchire uranio oltre il 3,67% per almeno 15 anni. Questa concentrazione è quella che si utilizza nei reattori nucleari per la produzione di energia elettrica. L’Iran al momento ha un solo reattore costruito dalla Russia.
3)L’Iran ha accumulato circa 10.000 kg di uranio debolmente arricchito, ma ne avrebbe a disposizione solo 300 kg per i prossimi 15 anni.
4)Tutte le centrifughe considerate in eccesso dall’accordo verrebbero messe in un deposito sotto lo stretto controllo dell’IAEA. Si potranno usare solo per sostituire quelle danneggiate oppure per fornire pezzi di ricambio.
5)L’Iran si impegna a non costruire nuovi siti per l’arricchimento per almeno 15 anni
6)L’Iran si impegna a garantire un regime di ispezioni previste dal Protocollo Aggiuntivo (che non ha ancora ratificato) che consentirà agli ispettori dell’Onu controlli che vanno oltre l’arricchimento dell’uranio e che prevedono ispezioni su tutta la filiera.
7)L’Iran si impegna a smantellare e rimuovere il nocciolo del reattore ad acqua pesante di Arak e di trasferirlo in un altro paese.
8)Il regime di sanzioni potrebbe essere immediatamente ripristinato se l’Iran violasse uno dei punti di questo accordo.

Insomma il testo diffuso dalla Casa Bianca al momento sembra rappresentare le richieste americane, non necessariamente quelle che Teheran si sente vincolata a rispettare nel documento congiunto, che ha toni più generici e sfumati. Eppure i media hanno preso il documento della Casa Bianca come se si trattasse dell’accordo definitivo. Ma non è così. L’amministrazione Obama sta facendo pretattica, visto che i repubblicani (che hanno la maggioranza al Senato e al Congresso) hanno annunciato un regime di sanzioni inasprito contro l’Iran? Obama vuol passare il fiammifero acceso ai repubblicani sfidandoli a boicottare l’accordo e subirne le conseguenze sul piano internazionale? Le interpretazioni sono varie, ma resta il fatto che dall’altra parte della barricata almeno su un punto c’è stata una replica piuttosto seccata di Javid Zarif dopo la pubblicazione dei «fact sheets» della Casa Bianca: «Le soluzioni sono buone per tutti – scrive il ministro degli esteri iraniano sul suo account Twitter il 2 aprile – Non c’è alcun bisogno di far circolare schede [dell’accordo] così presto». E poi ancora riguardo al testo ufficiale diffuso nella conferenza stampa con la Mogherini: «Gli Stati Uniti cesseranno di applicare il regime delle sanzioni legate al nucleare in materia di economia e finanza. Si tratta di un processo graduale?». E riguardo l’Unione Europea: «La UE cesserà di applicare tutte le sanzioni di tipo economico e finanziario. Cosa pensano di questo punto?». L’Iran ha sempre chiesto la cessazione immediata delle sanzioni in caso di accordo, ma il documento della Casa Bianca non sembra andare in questa direzione. Il fiammifero acceso, comunque, gira anche per le strade di Teheran: dopo l’annuncio di Losanna ci sono state molte manifestazioni spontanee di giubilo e la delegazione iraniana è stata osannata dai media come se avesse vinto la guerra. Sarà difficile andare contro questa folata di ottimismo che attraversa il paese. Ma a leggere la versione iraniana dell’accordo si trovano interpretazioni assai lontane da quelle riportate dalla stampa occidentale, ad esempio che: «Secondo l’accordo a cui si è arrivati, dopo l’implementazione del Piano di Azione Comune, tutte le risoluzioni dell’Onu verranno revocate e tutte le sanzioni multilaterali e provvedimenti finanziari della EU e degli Stati Uniti verranno a cessare». Insomma anche Teheran ha i suoi «fact sheets» che vengono adattati alle sue esigenze di politica interna fra cui una versione «estesa» sui limiti di ricerca in fatto di centrifughe: «Secondo l’accordo – dice il testo diffuso in Farsi – l’Iran può continuare la ricerca e lo sviluppo di centrifughe di tipo avanzato, come IR-4, IR-5 e IR-8, nei prossimi dieci anni». Forse il passaggio più allarmante è relativo alla ratifica del Protocollo Aggiuntivo che concede all’Agenzia di Vienna piena libertà di ispezioni: «L’Iran implementerà il Protocollo Aggiuntivo su base volontaria e temporanea e verrà ratificato in un tempo specifico sotto il mandato del Presidente e dell’Assemblea Consultiva Islamica». Se si vuole spaccare il capello in quattro si può dire che siamo di fronte a due versioni dell’accordo che interpretano in modo assai diverso aspetti abbastanza fondamentali. Qualche giorno prima che scadessero i termini della trattativa a Losanna Jeffrey Lewis – un noto specialista della materia – aveva pubblicato su Foreign Policy un commento in cui sosteneva che un accordo debole sarebbe stato sempre meglio di niente perchè avrebbe tenuto in vita una forma di dialogo fra le parti. Ma dopo la conferenza stampa di Losanna ha cambiato idea e ha sollevato non pochi dubbi sul successo della trattativa. Altri tecnici sono dello stesso parere e bisogna dire che il lavoro che bisognerà fare da qui al 30 giugno è cosa che vedrà in prima linea i cosiddetti «tecnici», così come accadeva ai negoziati di Ginevra fra Usa e Urss per il disarmo nucleare. I più pessimisti sostengono che ciò che resta da fare è molto più di quello che è stato fatto sino ad ora, forse perché negli Usa si guarda con sospetto alla controparte iraniana (che spesso ha fatto al tavolo il gioco delle tre carte), mentre a Teheran sarà difficile tenere insieme due obiettivi molto distanti fra loro: uscire dal negoziato con qualcosa in mano che si può far passare come una vittoria e dall’altra trasformare le sanzioni un ricordo del passato. Sembra un compito abbastanza difficile anche se i vari negoziatori iraniani che si sono alternati nelle varie epoche al tavolo di trattativa hanno sempre dimostrato di avere grande fiuto e cinismo politico. Restano poco più di due mesi di tempo e gli sherpa delle due parti in gioco sono chiamati a fare il miracolo.

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