I lati oscuri dell’accordo con l’Iran

iran deal 2 L’accordo per il nucleare iraniano, voluto dagli Stati Uniti e da un gruppo di paesi europei è stato salutato in molti modi: alcuni sostengono che è un successo storico (ad esempio i democratici americani e la delegazione UE), altri – come fa P.G. Battista sul Corriere di oggi – nasconderebbe una trappola. Ovvero le dilazioni offrirebbero comunque a Teheran di avere l’atomica un giorno o l’altro, i tempi saranno molto più lunghi ma in ogni caso questo sarebbe il risultato. E’ molto difficile districarsi in questa contrapposizione e come si suol dire il bicchiere può essere mezzo vuoto o mezzo pieno, dipende dall’ottica con cui si esamina il problema. Non c’è assolutamente dubbio che i “falchi” della trattativa, leggi Israele e Arabia Saudita, non siano affatto soddisfatti del risultato visto che volevano condizioni più dure. La lettura dei documenti ufficiali si presta comunque a varie interpretazioni: sulla carta si tratta di un accordo estensivo e completo, ma nelle pieghe del documento si nascondono molte incertezze che richiederanno tempo e ulteriori trattative.

Per molti analisti il casus belli è il principio «Anywhere, Anytime» riferito alle ispezioni dell’Agenzia di Vienna nei confronti delle «possibili dimensioni militari» del nucleare iraniano, che tutti definiscono sinteticamente come PDM. Significa piena libertà per gli ispettori dell’Agenzia di visitare in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo i centri di interesse, ovviamente senza preavviso e senza dover attendere per mesi l’autorizzazione di Teheran come è accaduto in passato. Insomma per costruire una deterrenza nucleare l’uranio arricchito non basta, perché attorno a questa produzione ci saranno una miriade di piccoli centri di ricerca dove si testano le condizioni necessarie per miniaturizzare un ordigno, per farlo funzionare correttamente e per inserirlo nell’ogiva di un missile. Nelle condizioni sottoscritte nell’accordo, questo problema non è menzionato. Non si può dire che sia stato sottovalutato dai negoziatori americani perché solo qualche mese fa il capo delegazione americano – il Segretario di Stato per l’energia Ernest Moniz – aveva dichiarato alla stampa che tale principio veniva considerato irrinunciabile da Washington. I negoziatori iraniani non hanno mai fatto mistero della loro avversione a questo principio che vedevano come un pericolo per la sicurezza nazionale. Su questo argomento Teheran non ha mai ceduto di un solo millimetro, nonostante le continue richieste dell’Agenzia di Vienna che chiedeva la soluzione di diversi punti di conflitto. In termini concreti significa poter ispezionare i centri iraniani dove si sviluppano i missili balistici, quelli in cui si sperimentano le placche esplosive e un sistema computerizzato di detonatori, i cosiddetti “iniziatori di neutroni”, necessari a far partire la catena di reazione nucleare, e altri sistemi necessari alla deflagrazione di una testata atomica. Tutto questo lavoro di ricerca secondo l’IAEA lo si fa in cinque centri di ricerca che sono fuori portata dei suoi ispettori perché non hanno mai ottenuto le autorizzazioni necessarie per visitarli. Del problema si discute, fra alti e bassi, dal 2008, ma dopo il 2011 l’Agenzia di Vienna ha pubblicato documenti molto dettagliati sull’argomento. La discussione sulle dimensioni militari del programma nucleare iraniano è rimbalzata successivamente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e anche nei due rami del Parlamento americano. Evidentemente l’amministrazione americana ha pensato che un accordo “zoppicante” sia meglio di niente, tant’è che sul PDM ci sono contraddittorie dichiarazioni del Segretario di Stato John Kerry: in una intervista del 16 giugno ha sostenuto che il problema è stato “distorto” dai media, visto che i servizi americano sanno perfettamente cosa sta facendo l’Iran, ma solo due mesi prima aveva detto alla PBS che nell’accordo sarebbe stata prevista una soluzione all’annosa questione. Le cose sono andate diversamente, ora la palla passa all’Agenzia di Vienna: insisterà sulla questione delle attività militari legate al nucleare, o lascerà correre?

P.S. Il carteggio fra Iaea ed Iran, a proposito del PDM, viene analizzato in questo documento dell’Isis, un think thank americano che segue da molti anni le vicende della trattativa. L’Iaea risolverà il problema del PDM entro la fine dell’anno, ma mancano le determinanti risposte di Teheran.

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