Cosa fa la Russia in Siria?

mig29 Cosa vuole fare la Russia in Siria? Sono mesi ormai che i media pubblicano indiscrezioni sulla presenza di caccia russi sui cieli di Damasco, ma Mosca replica dicendo che si tratta di false informazioni. Strano, perché ormai le fonti sono diventate tante: a parlarne per primo è stata l’israeliana YnetNews, da sempre molto attenta allo scenario mediorientale, ma poi si è aggiunta anche l’agenzia turca BNG. La novità è che The Aviationist, una testata molto nota fra gli addetti ai lavori, ha pubblicato delle foto di intercettori russi sui cieli di Damasco: sono Su-27, Mig-29 e alcuni droni. In origine sarebbero comparse su alcuni social network siriani, operati dalla formazione Jabhat al-Nusra che combatte il regime centrale.

Che la Russia abbia tutto l’interesse a sostenere il regime di Bashar al Assad è cosa nota da tempo. Molti cargo battenti la bandiera con la stella rossa si sono avvicendati quasi ogni settimana nel porto di Tartus sbarcando razzi, munizioni e altro materiale bellico per sostenere l’esercito lealista. La spiegazione che molti analisti danno di questo impegno è che il regime di Assad è l’ultimo baluardo per fermare l’avanzata dell’Isis, che ormai controlla più della metà del territorio siriano: se Damasco finisse in mano alle milizie del Califfato ci potrebbero essere vistose ripercussioni nelle ex repubbliche asiatiche dell’Unione Sovietica di fede musulmana. Altri segnalano che fra le milizie dell’Isis in Siria c’è una forte presenza di militanti ceceni, che peraltro fanno una martellante opera di propaganda in rete oltre a rivestire ruoli di peso nella catena di comando (cosa di cui non fanno assolutamente mistero nei loro siti web). Tutto questo avrebbe spinto Mosca ad allestire una base aerea nei pressi di Damasco, ma anche a dislocare molti uomini sul terreno. Ne dava notizia qualche mese fa The Daily Beast citando testimonianze di abitanti della capitale siriana: “li si può vedere nei ristoranti e nei caffè insieme ad alti ufficiali siriani”, dice un testimone, “i russi non vestono mai l’uniforme – precisa un altro – ma si accompagnano a uomini del comando centrale”. Altri testimoni riferiscono di aver visto checkpoint operati da personale militare russo nei pressi della capitale. Questa presenza sarebbe diventata più vistosa nei primi giorni di questo settembre quando molti sostengono di aver visto truppe iraniane e russe nei dintorni di Damasco. La conferma arriva dal New York Times, il quale citando fonti dell’amministrazione, sostiene che siano in costruzione centinaia di baracche prefabbricate nei pressi di un aeroporto e che si sta allestendo un controllo del traffico aereo mobile. Da Mosca arriva qualche velata conferma, ma si tiene a precisare che si tratta di vecchi contratti di forniture firmati con la Siria che necessitano di istruttori militari. Secondo i servizi americani la presenza russa potrebbe raggiungere facilmente le 2.000-3.000 unità nel giro di qualche settimana. Ovviamente questi movimenti preoccupano Washington e infatti c’è un intenso balletto diplomatico: in maggio il Segretario di Stato John Kerry è volato a Soci per consultazioni e in agosto si è incontrato con Sergey Lavrov, ministro degli esteri russo, in Qatar, entrambi ospiti della controparte saudita rappresentata dal ministro Adel al-Jubeir. Da un punto di vista militare la presenza russa in Siria complica gli scenari: i russi bombarderanno le basi dei jihadisti? E una simile operazione quanto può interferire con le operazioni aeree americane? Se poi i russi prendessero di mira alcune fazioni “moderate” che si oppongono a Damasco effettuerebbero raid su forze che vengono sostenute, finanziate e presumibilmente addestrate dagli Stati Uniti. Insomma, a Washington si teme il caos, anche considerando che sono entrati nella partita anche i caccia francesi e britannici. Il quadro si complica ulteriormente se si prendono in considerazioni le “operazioni coperte” in Siria volute dall’amministrazione Obama. Non è più un segreto per nessuno che il JSOC (Joint Special Operation Command) sia molto attivo in Siria dove ha infiltrato molti uomini da mesi. Su questa attività è difficile avere dettagli, visto che il JSOC è considerato da molti il quinto corpo delle forze americane, con un budget segreto e con forti affiliazioni con la Cia. Che Washington e Mosca possano arrivare a un accordo sotterraneo, almeno per non pestarsi i piedi, non sembra facile: uno dei cardini della politica estera americana è la rimozione di Assad che dovrebbe essere sostituito da una personalità moderata sostenuta da una coalizione. Ma tutto questo va contro gli interessi di Mosca che vede in Assad il perno della propria politica estera in Medio Oriente. Sempre che la realpolitik non spinga Putin a più miti pretese, cosa comunque improbabile considerando che i fronti “aperti” con gli Usa sono molti: non c’è solo l’Ucraina, ma anche l’Artico dove c’è un duro confronto (vedi il mio pezzo per il Sole pubblicato recentemente anche su questo blog).

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Un montaggio di immagini di aerei russi nei pressi di Damasco

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Un videata di FlightRadar24 dove si nota il segnale di un trasponder di un Il-76 con il nome in codice di Manny-6 decollato da un’aviosuperfice nei pressi di Damasco

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