Germania: nuove regole per la genetica forense?

La Germania potrebbe emendare le norme sul Dna forense ed aprire la strada a esami molto più invasivi sulle tracce prelevate dalla scena del crimine. Se l’indiscrezione di Nature, pubblicata sul numero in uscita oggi, venisse confermata gli esami dei campioni biologici non si limiterebbero a stabilire la sola identità del sospettato, ma anche a conoscerne la provenienza geografica e alcune caratteristiche fenotipiche, ad esempio il colore degli occhi o della pelle nonché altre particolarità di tipo fisico. Se così fosse salterebbero alcune garanzie sulla privacy genetica sancite dalle norme europee, strada già imboccata dall’Olanda nel 2003.

L’esame delle tracce biologiche trovate sul luogo del delitto si limita alle sole zone non codificanti del genoma e per arrivare a questo risultato si utilizzano più di venti marcatori specifici. In questo modo si arriva al cosiddetto “matching”, ossia a stabilire con certezza statistica se le tracce coincidono con il profilo genetico di un eventuale sospettato. In Germania si verificano circa 1.600 omicidi l’anno, ma a fare enorme scalpore è stato l’assassinio di una giovane studentessa di medicina. Nell’ottobre del 2016 il corpo di Maria Ladenburger, di 19 anni, viene trovato sulla riva del fiume Dreisam nei pressi di Friburgo. E’ stata violentata e successivamente affogata. Le indagini si concentrano su una ciocca di capelli, provvisti di bulbo, e parzialmente decolorati. Alcune testimonianze, e la tipizzazione sulla traccia di sperma, portano all’arresto di un rifugiato afgano, Hussein Khavari, arrivato in Germania nel 2015 ma condannato in Grecia nel 2013 a 10 anni di carcere per rapina e tentato omicidio di uno studente di venti anni. Khavari esce di prigione dopo un anno e mezzo per una amnistia ed emigra in Germania dove sostiene di essere un minorenne e di non avere documenti di identità. La Grecia non ha segnalato all’Interpol il caso e la mancanza di documenti consente al giovane rifugiato di godere del regime di accoglienza voluto dalla cancelliera Merkel. Il caso diventa politico nel 2016 quando il ministro della giustizia del Baden Wüttenberg chiede di emendare il codice di procedura penale in modo che la polizia del land sia in grado di determinare il colore dei capelli e della pelle a partire dalle tracce biologiche trovate sul luogo di un reato. Insomma c’è un forte conflitto politico interno forse esaltato dal fatto che una radiografia ai polsi di Hussein Khavari dimostra che al momento del delitto della giovane studentessa aveva 22 anni e non i 19 che aveva dichiarato al momento dell’arresto. Nel 2017 l’onda lunga di questo dibattito sull’immigrazione arriva sul tavolo del ministro della giustizia federale dove una task force discute della proposta del Baden Wüttenberg che potrebbe aprire una nuova stagione nel Dna forense. I paesi comunitari che hanno sottoscritto il Trattato di Prüm, e fra questi c’è la Germania, si sono impegnati a rispettare le norme europee sul diritto alla privacy che tutela anche informazioni di carattere genetico. In concreto significa che le tracce biologiche possono servire solo a confermare l’identità di un sospettato utilizzando marcatori per la parte non codificante del genoma. Nel frattempo sono stati pubblicati molti risultati scientifici che consentono con l’esame della parte codificante del genoma, ossia i geni, di poter risalire alla regione di provenienza di un individuo, così come di avere informazioni sul colore della pelle e degli occhi. Un caso celebre di questo tipo di indagine c’è stato anche da noi, quando una traccia di Ignoto 1 viene spedita all’Università di Washington, negli Stati Uniti, dove si stabilisce che l’autore del delitto di Yara Gambirasio ha sicuramente la pelle chiara e gli occhi azzurri. E’ un indizio non determinante nella condanna a Massimo Bossetti ma aiuta gli investigatori a stringere la rete attorno al sospettato. Da un punto di vista strettamente scientifico questo tipo di informazione contenuto nella parte codificante del genoma non ha un valore assoluto applicabile in qualsiasi situazione. Se gli occhi sono chiari o molto scuri, ad esempio, la probabilità che il dato sia vero è di circa il 98%, ma è più che dimezzata se gli occhi sono marroni o di un qualsiasi altro colore intermedio. Sulla provenienza geografica il melting pot può aver rimischiato molte carte. Nelle zone interne della Sardegna, ad esempio, la localizzazione geografica di un individuo, attraverso l’esame dei suoi geni, ha buone probabilità di essere vera in un raggio di circa 80 chilometri. Ma si tratta di isolati genetici, dove si pratica da tempo immemorabile l’endogamia, che poco hanno a che vedere con la popolazione generale. Non è da escludere che con il tempo l’esame degli SNP, ossia dei polimorfismi a singolo nucleotide, possa consentire di dare risposte più precise, ma al momento la tecnica non consente margini elevati di certezza. Nel 1999 un delitto sfondo sessuale nei confronti di una ragazza olandese di 16 anni spinge il genetista forense Peter de Knijff a determinare la provenienza geografica dell’assassino esaminando un campione di sperma trovato sul corpo della vittima. La pratica era al periodo illegale in Olanda e si sospettava che a commettere l’omicidio fossero stati alcuni extracomunitari di un centro di accoglienza. I sospettati sono un iracheno e un afghano. Il giudice che segue le indagini chiede che vengano eseguite degli esami sulla parte codificante del genoma, salvo il fatto che il risultato indica un individuo di origine nord-europea. Il caso verrà chiuso quando un agricoltore locale che viveva a poco più di un chilometro di distanza dall’abitazione della vittima confessa di essere il responsabile dell’omicidio. Al momento l’Olanda è l’unico paese europeo che con qualche minima restrizione consente dal 2003 la ricerca di alcune caratteristiche fenotipiche attraverso l’analisi di zone codificanti del genoma. Nulla porta ad escludere che la Germania possa imboccare la stessa strada.

Sull’argomento ho appena pubblicato un libro per Codice con la copertina che si vede sotto

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