La prova regina. Una recensione di Gilberto Corbellini


Delitto e castigo genetico
Per secoli la «regina delle prove» era la confessione. Confessio est regina probationum, recita un brocardo giuridico del sistema inquisitorio, che si affermò in occidente con la forma del diritto canonico di Innocenzo III. Per i governi repressivi teocratici e monarchi tardomedievali e moderni si trattava di una strategia processuale del tutto funzionale, visto che una confessione la si poteva sempre estorcere con la tortura.
Quando Cesare Beccaria smontò il valore probatorio della confessione ottenuta mediante tortura, i tempi stavano cambiando. La vita in occidente cominciava a essere illuminata dalla razionalità e si capiva quali danni potessero fare i pregiudizi. Si trattava di una luce che veniva dal nord-ovest del continente europeo, registrava un dialogo epistemologico piuttosto stretto fra il diritto consuetudinario, con il suo impianto accusatorio, e il metodo scientifico. Serviranno ancora diversi decenni perché anche il pensiero giuridico continentale cominci a essere rischiarato da un diritto più attento ai fatti, e disposto a riconoscere la superiore affidabilità del giudizio emesso da una giuria indipendente che pondera le prove discusse pubblicamente dall’accusa e dalla difesa. Il sistema accusatorio alla fine è il migliore, benché non sia perfetto (ma tutti gli altri sono peggio), da usare a garanzia dei diritti fondamentali dell’imputato come persona, e quello più coerente con i principi delle liberaldemocrazie. L’approccio accusatorio privilegia inevitabilmente delle prove scientifiche.
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Corea del Nord-Usa, quasi un doppio bluff


I telegiornali ci avevano scommesso, giorni e giorni di minacce da una parte e dall’altra, flotte in movimento per arrivare nelle acque coreane. Ma non è successo niente. Anzi questo test nord-coreano nella tarda domenica, ora locale, è stato un flop. Trump giocava a golf e al personale della Casa Bianca è stato dato un giorno di riposo da trascorrere con i propri familiari. Ma che razza di crisi è? Continua a leggere

La Corea del Nord non è governata da un pazzo, anche se ci fa comodo crederlo


Il dittatore nord coreano Kim Jong Un non è un pazzo e non è assistito da militari fuori di senno e assetati di sangue. Neanche Trump, che ama le iperbole, può giocare d’azzardo, bombardare qualche struttura militare di Pyonyang comporta qualche rischio. I due contendenti, quindi, non si muovo alla cieca, perché debbono rispettare le leggi della dissuasione. Il rebus di cosà farà uno dei due e come risponderà l’altro non è un gioco a somma zero anche se i telegiornali e i media in generale amano l’hype, ovvero le esagerazioni. Che si sia vicino a una guerra vera è cosa abbastanza improbabile, perché non conviene a nessuno dei due. Se non si impara questa lezione non si fa alcun passo avanti per capire come funziona la dissuasione. I militari, di una parte e dell’altra non sono a digiuno delle regole che governano la teoria dei giochi. E’ bene non cadere in facili tranelli. Continua a leggere

Afghanistan: il ritorno delle bombe termobariche


L’ultima volta che gli Usa hanno usato un ordigno termobarico è stato nel 2002 in Afghanistan. Ieri pomeriggio, intorno alle 19 ora locale un MC-130 ha sganciato una fuel air bomb (Gbu-43) nella provincia di Nangarhar per colpire alcuni tunnel sotterranei dell’Isis, in una zona molto vicina al confine con il Pakistan e i Territori ad Amministrazione Tribale. L’azione ha interessato una zona che è considerata uno storico rifugio delle formazioni jihadiste. Gli effetti delle fuel air bomb sono impressionati e la potenza di questi ordigni è classifica come subnucleare. Sono in grado di “bonificare” tunnel che resisterebbero a qualsiasi altro bombardamento con esplosivi convenzionali. Continua a leggere

Siria, Trump gioca d’azzardo con la Russia?


Una salva di 59 missili di crociera, lanciati da due unità americane ieri sera alle 8, ha distrutto la base siriana da cui sono partiti i caccia che hanno fatto dozzine di vittime a Khan Sheihoun, in una zona controllata dai ribelli. Siamo tornati alla “linea sulla sabbia”, ma l’azione è una chiara ammissione che la politica di Trump in passato non teneva conto degli assetti geostrategici. Ieri notte una salva di messaggi su Twitter sembrava trovare tutti d’accordo: il senatore repubblicano John McCain, vari diplomatici che in passato hanno lavorato per Obama e addirittura Hillary Clinton sembrano d’accordo. Continua a leggere