La Corea del Nord non è governata da un pazzo, anche se ci fa comodo crederlo


Il dittatore nord coreano Kim Jong Un non è un pazzo e non è assistito da militari fuori di senno e assetati di sangue. Neanche Trump, che ama le iperbole, può giocare d’azzardo, bombardare qualche struttura militare di Pyonyang comporta qualche rischio. I due contendenti, quindi, non si muovo alla cieca, perché debbono rispettare le leggi della dissuasione. Il rebus di cosà farà uno dei due e come risponderà l’altro non è un gioco a somma zero anche se i telegiornali e i media in generale amano l’hype, ovvero le esagerazioni. Che si sia vicino a una guerra vera è cosa abbastanza improbabile, perché non conviene a nessuno dei due. Se non si impara questa lezione non si fa alcun passo avanti per capire come funziona la dissuasione. I militari, di una parte e dell’altra non sono a digiuno delle regole che governano la teoria dei giochi. E’ bene non cadere in facili tranelli.

Sono ormai due giorni che i media girano in folle e aprono le prime pagine e i telegiornali come se veramente una guerra fosse un fatto imminente. E’ uno scenario ad uso e consumo dei propri lettori, ma al tempo stesso è abbastanza paradossale che gli specialisti di riferimento in sicurezza internazionale abbiano idee più sobrie sull’argomento. Possiamo provare a fare qualche simulazione: il 105mo centenario del fondatore della dinastia nord-coreana (il giorno del sole) in genere è festeggiato con qualche prova muscolare. Fa parte del gioco e ovviamente serve a galvanizzare le strutture del partito. Sono giorni che i media scrivono che la ricorrenza potrebbe essere celebrata con un test nucleare oppure con il lancio di un vettore intercontinentale. Questo gioco non è gratis perché nel mare prospiciente la Corea del Sud, che gli Usa considerano un alleato da proteggere, è arrivata una squadra navale americana con una portaerei e due incrociatori lanciamissili. Se nell’ipotesi, oggi piuttosto improbabile Kim Jong Un, autorizzasse un test sotterraneo cosa farebbe Trump? Potrebbe bombardare con i missili da crociera qualche struttura di ricerca, e se così fosse come risponderebbe il dittatore nord-coreano? Ognuna di queste mosse non la si fa a casaccio senza valutare la replica della parte avversaria. In fondo l’azione voluta da Trump in Siria, con il lancio di 59 missili cruise, è stata qualcosa di abbastanza vicino a un’azione simbolica. L’aeroporto da cui sarebbero partiti gli aerei che hanno bombardato con ordigni chimici una città di ribelli non è stato raso al suolo e i danni inflitti non hanno impedito all’aviazione lealista siriana di continuare ad usarlo. In questo caso la dissuasione è simbolica, nel senso che è un segnale politico, ma non indica la volontà di iniziare seriamente un conflitto che avrebbe esiti incalcolabili.
La parata del 15 aprile a Pyonyang c’è già stata, vista la differenza di fuso orario, e almeno per ora ci si è limitati alla sola prova muscolare. L’analisi tecnica più convincente viene da The Diplomat, il quale ha esaminato l’armamentario esibito nella parata. Anche qui siamo alla dimostrazione simbolica perché la presenza di vettori intercontinentali a combustibile solido che potrebbero raggiungere le coste americane (ammesso che siano realmente in grado di farlo) significa che Kim Jong Un sarebbe intenzionato ad usarli? Se si continua in questo gioco si finisce fatalmente fuori strada, un confronto di questa portata non è una partita di Risiko giocata a casa di amici. Se il dittatore coreano non fa seguire alle minacce un atto concreto forse perde la faccia e schiva un pericolo, se gli Stati Uniti non replicassero al lancio di un vettore della Corea del Nord perderebbero la faccia anch’essi. E questo ci porta alla prima regola della dissuasione dove una minaccia, per essere realmente tale, deve essere credibile. La regola vale da una parte e dall’altra. Questo è l’inizio del gioco, per conoscere le prime mosse non resta che aspettare qualche ora, ma non è da escludere che i venti di guerra – almeno per ora – restino un’esagerazione giornalistica come sostiene un’analisi di The Atlantic.. Ovviamente c’è sempre un imprevisto dietro l’angolo, ma resta da stabilire a chi conviene rendere il confronto ingovernabile.

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