La maledizione del coronavirus

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Sono scandalizzato da questo circo mediatico che si è montato con i casi cinesi di coronavirus. Ovviamente vedo molti programmi intrattenimento, visto il mestiere che faccio, ma ormai mi sono venuti a noia. Meno male che c’è Netflix che mi aiuta a pensare ad altro. La prima volta che ho seguito questo virus è stato nel 2002, ma in precedenza ho visto anche di peggio. Il mio blog tace da un po’ di tempo, ma ho deciso rimetterci le mani, in modo un po’ riluttante perché al peggio sembra non esserci mai fine. Di scientifico ci sarebbe molto da dire, ma sembra non interessare nessuno. Forse un aiuto lo possiamo avere dall’antropologia. Il povero Rezza, un infettivologo dell’ISS che conosco bene, si sta rassegnando anche lui: le probabilità che il coronavirus faccia più sfracelli di una comune influenza (poi mi spiego meglio) sono più che remote, ma al panico e alla psicosi non c’è mai fine.

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Insomma dal punto di vista sanitario visto questo impazzimento generale che si può dire? I casi sono pochi, in Italia e in Europa, se di epidemia si tratta abbiamo tutti i mezzi per contenerla, ma allora perché qualche bar impedisce l’ingresso di cinesi, e perché mai Salvini – il solito profeta di sventura – ci inzuppa il biscotto? Psicosi di massa? Certamente sì e a darle una mano c’è un po’ di scooppismo giornalistico. Facendo un paragone con l’influenza, un malanno annuale, ci troviamo davanti a dati terribili. Gli epidemiologi hanno calcolato la cosiddetta “mortalità ritardata” – post influenzale – e ci sono fior fiore di studi – anche italiani – per cui sappiamo che la banale influenza fa da 7.000 a 15.000 vittime, a seconda degli anni, solo nel nostro paese. Altro che coronavirus, ma quelli che si vaccinano sono una minoranza. C’è una buona spiegazione a questa mattanza? No, almeno non razionalmente. E qui ci si può fermare.
Intanto bisogna rispondere alla domanda perché Cina. Intanto gli abitanti di quel paese sono ben oltre il miliardo, quindi hanno necessità alimentari non banali. Ma conta molto di più la densità di questa regione. Sono stato in Cina un paio di volte e mi ha sempre impressionato il dover alimentare così tante persone. Nella sola provincia di Hubei, mezza dozzina di città fanno da sole 56 milioni di abitanti, si cui è stato steso un cordone ombelicale che impedisce i loro spostamenti. A Roma la densità per km quadrato è di circa i 2.200 abitanti, a Milano andiamo a oltre 7.000. Io che sono nato nel Nuorese ricordo che la densità media è appena superiore a 125 abitanti pe Km2. Ma le provincie cinesi hanno numeri da capogiro. Il secondo elemento è che girando per i mercati cinesi si scopre facilmente che si vendono polli e volatili, e altri animali vivi. Ci vuole poco a far nascere un nuovo virus in un simile ambiente. E sospetto che la catena del freddo è un lusso solo per le classi abbienti. Da dove viene questo coronavirus? Gli alberi filogenetici portano al sospetto che sia nato nei pipistrelli, ma ovviamente non c’è alcuna certezza, nel senso che è veramente raro che una zoonosi animali faccia il salto nell’uomo. Diciamo che serve un ospite intermedio, dove il virus si è adattato all’umano. Ma non abbiamo alcuna certezza. I contagiati sembrano ancora pochi e non abbiamo alcun dato preciso su quanti casi mortali si possono avere per 100.000 abitanti esposti al contagio. Quindi è presto per fare previsioni di lungo periodo, ma una cosa la sappiamo: nella stragrande maggioranza dei casi i sintomi non sono particolarmente gravi. Per chi ha delle serie curiosità sull’argomento segnalo che il New England Journal of Medicine, pubblica tutti i lavori sul coronavirus, consultabili senza neanche avere un abbonamento alla rivista. E leggere fa bene, prima i farsi prendere dalla psicosi….
nejmtoc@nejm.org

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