Il blitz fallito in Yemen porta all’uccisione di due ostaggi

special-forces Un commando di 40 uomini delle forze speciali americane ha tentato ieri di liberare con un blitz in extremis due ostaggi occidentali nelle mani del gruppo yemenita di al-Qaeda in Arabian Peninsula (AQAP). Ma li hanno trovati gravemente feriti dai miliziani quando questi ultimi si sono resi conto che erano destinati a soccombere. Il 4 dicembre il leader di AQAP, Nasser bin Ali al Ansi, aveva diffuso un video in cui dava tre giorni di tempo al governo americano per ottemperare ad alcune condizioni poste dall’organizzazione, e trascorso questo periodo dichiarava che gli ostaggi ancora nelle loro mani sarebbero stati uccisi. Continua a leggere

La caccia ai leader dell’Isis

kobane Gli Stati Uniti dall’8 agosto in poi hanno effettuato almeno 800 missioni contro l’Isis, ma al momento la struttura di comando di questa organizzazione sembra virtualmente intatta. Come mai? Nei Territori ad Amministrazione Tribale pakistani, dove si erano rifugiati i talebani e gli uomini di al Qaeda, la strategia delle eliminazione mirate è stata l’arma vincente per ridurre la forza dei gruppi insurrezionalisti di cui è stato scardinato il coordinamento. Lo schema è stato utilizzato in altri teatri di conflitto, ma al momento non sembra che in Iraq ci siano le condizioni per riproporlo. E i motivi sono diversi. Continua a leggere

La posta in gioco a Kobane

Kobane airstrikes In tre settimane di combattimenti i miliziani dell’Isis non sembrano aver piegato le poche migliaia di curdi che difendono Kobane. Al momento l’Isis sembra avere il controllo di circa un quarto della città di frontiera, ma i bombardamenti americani delle loro linee di rifornimento sembrano averne interrotto l’avanzata. Kobane è un avamposto strategico per l’Isis? Non sembra, l’esercito di Ankara ha schierato le sue forze corazzate al confine e questo preclude all’Isis di guadagnare un passaggio verso la frontiera turca che ora è fortemente presidiata. Alcuni analisti sostengono che per ogni curdo caduto in combattimento l’Isis ne perde almeno tre. Kobane è quindi un obiettivo simbolico, forse da conquistare anche con forti perdite, perché i miliziani possano rivendicare una vittoria sul campo. Il pasticcio di Kobane ha vistosi retroscena in Turchia dove sia i militari che il governo non vedono di buon occhio un territorio autonomo, anche se in Siria, controllato dai curdi. Kobane la si potrà salvare solo se si convincerà il governo di Ankara a fare qualcosa. Continua a leggere

La scelta dell’Independent

Indipendent 5 ottobre JPGQuella che si vede qui accanto è la copertina dell’Independent di ieri. Una pagina listata a lutto in cui si dà notizia dell’esecuzione di Alan Henning, il tassista inglese sgozzato dall’Isis il 3 ottobre, ma senza pubblicare alcuna foto. La si può considerare una forma di testimonianza che difficilmente altri quotidiani seguiranno, ma è una scelta efficace? Continua a leggere

Perché l’Isis sgozza gli ostaggi?

isis-iraq-jms Gli sgozzamenti dell’Isis e le atrocità che commettono in Siria e in Iraq hanno un senso? In altri termini sono azioni eclatanti che nascono da un calcolo strategico o piuttosto sono fini a se stesse perché motivate da forme di odio ingovernabili? Resta il fatto che queste atrocità, se analizzate facendo riferimento al sistema di valori occidentali, sembrano non avere alcun senso. Gli sgozzamenti postati sui forum jihadisti generano sgomento ed orrore, per cui almeno da noi comportano una pratica di rimozione collettiva: molti cancellano il problema perché non sono in grado di collocarlo in un contesto razionale. Continua a leggere

Il raid americano in Siria

isis-video L’intervento in Siria, annunciato da tempo, è scattato nelle ultime 48 ore. Per prudenza bisognerebbe aggiungere «almeno ufficialmente». Una prima salva di 40 missili di crociera è partita da due unità americano nel Mar Rosso e nel Golfo Persico, seguita mezzora dopo da una serie di bombardamenti che hanno colpito obiettivi nei pressi di Aleppo e Raqqa, la roccaforte dell’Isis in Siria. La terza ondata è arrivata circa otto dopo quando ad essere colpiti sono stati alcuni campi di addestramento nella Siria Orientale e alcune colonne di miliziani a Dier al Zour. Continua a leggere

Siria: shot and forget?

syria war Stati Uniti e Gran Bretagna potrebbe scatenare un attacco contro le postazioni governative siriane nel giro di qualche giorno, o forse di qualche ora. La lista dei bersagli è nota in parte e si conosce la dislocazione delle unità nel Mediterraneo che potrebbero lanciare una salva di missili di crociera. Le indiscrezioni sostengono che si tratterà di un intervento «limitato» che non prevede l’utilizzo di uomini sul terreno. Si attende per i prossimi giorni la pubblicazione di un rapporto sull’utilizzo di armi chimiche in Siria redatto dall’intelligence statunitense. Su questa tardiva mossa della Casa Bianca ci sono comunque pareri contrastanti nella stessa stampa americana: molti editorialisti, ad esempio, sostengono che il gioco non vale la candela, anche perché forse è troppo tardi. Questa posizione viene espressa da quotidiani che hanno simpatie politiche assai distanti fra loro, ad esempio dal Washington Times, di ispirazione repubblicana, e dai due maggiori quotidiani di fede democratica come il Washington Post e il New York Times. Più in generale sembra strano a tutti che l’amministrazione di Washington abbia indicato una «red line», superata la quale si sarebbe passati all’intervento, nel caso fosse stato verificato l’utilizzo di armi chimiche. Per quanto queste ultime abbiano potuto produrre esiti raccapriccianti resta sempre il fatto che dall’inizio della guerra civile le armi convenzionali sono state in grado di fare danni sicuramente peggiori. E quindi perché un intervento solo adesso e quali rischi comporta sul piano della sicurezza internazionale? Continua a leggere