Seconda condanna per Massimo Bossetti


L’omicidio di Yara Gambirasio, per cui è stato condannato all’ergastolo Massimo Bossetti (condanna in primo grado ora confermata in appello) ha scatenato in rete una folla di innocentisti. Non meraviglia affatto perché il Dna è un argomento tecnicamente «duro» e poi perché nel caso Gambirasio il Dna è tutto: ci sono altri indizi, ma la prova più schiacciante viene dalle tracce biologiche trovate sul corpo della vittima. A Bossetti si arriva solo nel 2014 per cui tutte le analisi relative al cosiddetto “Ignoto 1” sono state effettuate nei tre anni precedenti e all’insaputa del collegio di difesa che poi rappresenterà l’imputato. E’ una violazione dei diritti della difesa? In estrema sintesi il problema è quindi il seguente: il Dna di Ignoto 1 è lo stesso di Massimo Bossetti? Continua a leggere

La prova regina. Una recensione di Gilberto Corbellini


Delitto e castigo genetico
Per secoli la «regina delle prove» era la confessione. Confessio est regina probationum, recita un brocardo giuridico del sistema inquisitorio, che si affermò in occidente con la forma del diritto canonico di Innocenzo III. Per i governi repressivi teocratici e monarchi tardomedievali e moderni si trattava di una strategia processuale del tutto funzionale, visto che una confessione la si poteva sempre estorcere con la tortura.
Quando Cesare Beccaria smontò il valore probatorio della confessione ottenuta mediante tortura, i tempi stavano cambiando. La vita in occidente cominciava a essere illuminata dalla razionalità e si capiva quali danni potessero fare i pregiudizi. Si trattava di una luce che veniva dal nord-ovest del continente europeo, registrava un dialogo epistemologico piuttosto stretto fra il diritto consuetudinario, con il suo impianto accusatorio, e il metodo scientifico. Serviranno ancora diversi decenni perché anche il pensiero giuridico continentale cominci a essere rischiarato da un diritto più attento ai fatti, e disposto a riconoscere la superiore affidabilità del giudizio emesso da una giuria indipendente che pondera le prove discusse pubblicamente dall’accusa e dalla difesa. Il sistema accusatorio alla fine è il migliore, benché non sia perfetto (ma tutti gli altri sono peggio), da usare a garanzia dei diritti fondamentali dell’imputato come persona, e quello più coerente con i principi delle liberaldemocrazie. L’approccio accusatorio privilegia inevitabilmente delle prove scientifiche.
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Germania: nuove regole per la genetica forense?

La Germania potrebbe emendare le norme sul Dna forense ed aprire la strada a esami molto più invasivi sulle tracce prelevate dalla scena del crimine. Se l’indiscrezione di Nature, pubblicata sul numero in uscita oggi, venisse confermata gli esami dei campioni biologici non si limiterebbero a stabilire la sola identità del sospettato, ma anche a conoscerne la provenienza geografica e alcune caratteristiche fenotipiche, ad esempio il colore degli occhi o della pelle nonché altre particolarità di tipo fisico. Se così fosse salterebbero alcune garanzie sulla privacy genetica sancite dalle norme europee, strada già imboccata dall’Olanda nel 2003. Continua a leggere