La Corea del Nord non è governata da un pazzo, anche se ci fa comodo crederlo


Il dittatore nord coreano Kim Jong Un non è un pazzo e non è assistito da militari fuori di senno e assetati di sangue. Neanche Trump, che ama le iperbole, può giocare d’azzardo, bombardare qualche struttura militare di Pyonyang comporta qualche rischio. I due contendenti, quindi, non si muovo alla cieca, perché debbono rispettare le leggi della dissuasione. Il rebus di cosà farà uno dei due e come risponderà l’altro non è un gioco a somma zero anche se i telegiornali e i media in generale amano l’hype, ovvero le esagerazioni. Che si sia vicino a una guerra vera è cosa abbastanza improbabile, perché non conviene a nessuno dei due. Se non si impara questa lezione non si fa alcun passo avanti per capire come funziona la dissuasione. I militari, di una parte e dell’altra non sono a digiuno delle regole che governano la teoria dei giochi. E’ bene non cadere in facili tranelli. Continua a leggere

Nucleare: il solito bluff della Corea del Nord?

Ko Yun-hwa (L), Administrator of Korea Meteorological Administration, points at where seismic waves observed in South Korea came from, during a media briefing at Korea Meteorological Administration in Seoul, South Korea, January 6, 2016. REUTERS/Kim Hong-Ji

Ko Yun-hwa (L), Administrator of Korea Meteorological Administration, points at where seismic waves observed in South Korea came from, during a media briefing at Korea Meteorological Administration in Seoul, South Korea, January 6, 2016. REUTERS/Kim Hong-Ji

Alle 2.30 (ora italiana) di oggi la Corea del Nord ha fatto esplodere il suo quarto ordigno nucleare nel poligono di Punggye-ri, nel Nord-Est del paese. Lo US Geological Suvey ha misurato un evento sismico di magnitudo 5.1, ma i sismologi giapponesi danno un valore leggermente più basso (circa 4,9). La televisione di stato Nord Coreana ha annunciato ufficialmente in un notiziario che il segnale sismico è dovuto all’esplosione di un ordigno a fusione (una bomba all’idrogeno). La località in cui è stato condotto il test è congrua con i precedenti che si sono svolti nella stessa area. Il regime di Pyongyang aveva annunciato il test a dicembre, anzi in rete sono circolate delle foto che ritraevano il leader del paese, Kim jong-un, che firmava il decreto in cui autorizzava il test. Sin qui la cronaca, ma la vera domanda è la seguente: la Corea del Nord è stata veramente in grado di realizzare un ordigno all’idrogeno? Molti ne dubitano anche perché i dati sismici presentano qualche incongruenza: la potenza dell’ordigno viene stimata in circa 10/15 chilotoni, quindi non molto dissimile dai precedenti test del 2006 e del 2009, ma se si fosse trattato di un vero test utilizzando la fusione del plutonio avremmo avuto dati sismici molto più intensi. Non è la prima volta che il regime di Pyongyang trucca le carte, ma le reazioni internazionali sono state comunque violentissime. Continua a leggere

Sul nucleare Teheran trucca le carte

Gas_centrifuge_cascadeL’accordo internazionale sul nucleare iraniano, firmato il 14 luglio del 2015, è stato salutato con dichiarazioni molto difformi. A contestarlo ufficialmente è stato Israele, a cui si è aggiunta qualche monarchia del Golfo, e ha creato vistosi malumori fra i repubblicani che hanno la maggioranza nel Senato e nella Camera dei Rappresentati americana. Indiscutibilmente l’accordo è un grande successo politico, peraltro dopo anni di colloqui che non hanno mai portato a nulla, e ha superato lo scoglio dell’approvazione finale visto che nel Congresso usa i contrari non hanno avuto la maggioranza prevista per bloccare il veto presidenziale. Quindi Obama, che aveva minacciato il veto se l’accordo non fosse stato approvato dal parlamento usa ha vinto su tutti i fronti. Nelle pieghe dell’accordo ci sono non pochi punti oscuri, ad esempio il cosiddetto PDM (o attività di ricerca nucleare di interesse militare) che non è mai piaciuto a Teheran. Sull’argomento si è raggiunto un vacillante compromesso fra il regime iraniano e l’Agenzia atomica di Vienna cui spetta il compito di vigilare sul rispetto delle regole. Ma prove raccolte da fonti indipendenti dimostrano che l’Iran ha truccato le carte sulla dimensione militare della sua ricerca nucleare cancellando le prove della sua attività. Continua a leggere

I lati oscuri dell’accordo con l’Iran

iran deal 2 L’accordo per il nucleare iraniano, voluto dagli Stati Uniti e da un gruppo di paesi europei è stato salutato in molti modi: alcuni sostengono che è un successo storico (ad esempio i democratici americani e la delegazione UE), altri – come fa P.G. Battista sul Corriere di oggi – nasconderebbe una trappola. Ovvero le dilazioni offrirebbero comunque a Teheran di avere l’atomica un giorno o l’altro, i tempi saranno molto più lunghi ma in ogni caso questo sarebbe il risultato. E’ molto difficile districarsi in questa contrapposizione e come si suol dire il bicchiere può essere mezzo vuoto o mezzo pieno, dipende dall’ottica con cui si esamina il problema. Non c’è assolutamente dubbio che i “falchi” della trattativa, leggi Israele e Arabia Saudita, non siano affatto soddisfatti del risultato visto che volevano condizioni più dure. La lettura dei documenti ufficiali si presta comunque a varie interpretazioni: sulla carta si tratta di un accordo estensivo e completo, ma nelle pieghe del documento si nascondono molte incertezze che richiederanno tempo e ulteriori trattative. Continua a leggere

Iran-Usa: i retroscena dell’accordo di Losanna

obama iranLa bozza di accordo siglata a Losanna sul nucleare iraniano è stata salutata come un successo storico, considerando che le trattative con Teheran sono iniziate sotto la presidenza del riformista Mohammad Khatami, uscito di scena nel 2005. In questo lungo periodo di colloqui informali o ufficiali ce ne sono stati molti, ma in nessuno è stata finalizzata una bozza di accordo, visto che la distanza fra le posizioni in gioco sembrava incolmabile. L’Iran ha sempre rivendicato il diritto di sviluppare una filiera nucleare civile, ma per anni ha messo i bastoni fra le ruote agli ispettori dell’Agenzia atomica di Vienna, che vigila sul rispetto dei trattati internazionali sotto l’egida dell’ONU. Poi sotto la presidenza Obama è scattato un durissimo regime di sanzioni che ha messo in ginocchio l’economia iraniana, congelando le esportazioni petrolifere e impedendo di fatto transazioni finanziarie attraverso la rete internazionale di istituti di credito. E’ quindi evidente che l’annuncio di Losanna è un grande passo avanti sulla via della distensione, ma l’interpretazione dei testi ufficiali che sono stati diffusi si presta a non pochi distinguo. L’accordo è lontano e saranno necessari molti passi per risolvere aspetti tecnici che vengono considerati determinanti per stabilire la buona fede del governo di Teheran. Continua a leggere

Fukushima tre anni dopo

pict46Sono passati solo tre anni dall’incidente nucleare di Fukushima, l’11 marzo del 2011, e nel frattempo è stata pubblicata una quantità enorme di letteratura. Classificato al livello 7 della scala Ines l’incidente giapponese è secondo soltanto a quello di Chernobyl, dove si è verificata la fusione totale del nocciolo del reattore e un’esplosione chimica che ne scoperchia la struttura di contenimento rilascia nell’ambiente una quantità enorme di materiale radioattivo. Per contro il sisma che ha colpito l’isola di Honshu, di magnitudo 9, è talmente potente che secondo lo US Geological Survey ha spostato l’isola di circa 2,4 metri verso Est e aumentato l’inclinazione dell’asse terrestre fra 10 e 25 centimetri. Lo tsunami prodotto dal sisma arriva immediatamente dopo e si abbatte sulla costa orientale penetrando nell’entroterra anche per dieci chilometri. Le vittime accertate saranno circa 18.500. L’onda dello tsunami ha un’altezza variabile ma colpisce quattro complessi nucleari sulla costa: sono Onagawa, Fukushima Daiichi e Daini – distano pochi chilometri l’uno dall’altro – e infine più a sud Tokai. Continua a leggere

Perché Teheran ha piegato le ginocchia a Ginevra

kerry-iranChi sosteneva che le sanzioni contro il nucleare iraniano avrebbero obbligato il regime di Teheran a trattare ha avuto ragione. Nelle prime ore del mattino di oggi la Reuters è stata la prima agenzia ad annunciare che era stato raggiunto un accordo. Al tavolo dei negoziati sedevano i cosiddetti 5+1 (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, ovvero Usa, Francia, Gran Bretagna, Russia e Cina con l’aggiunta della Germania) e una delegazione iraniana capeggiata dal ministro degli esteri Mohammad Javad Zarif . Alle 2.40 di oggi la Reuters diffondeva una foto ufficiale con tutti i negoziatori dello storico accordo: fra di loro il capo della diplomazia europea Catherine Ashton, ma anche il segretario di stato John Kerry, i ministri degli esteri francese, russo e cinese. Nelle trattative con l’Iran, che andavano avanti da anni con alti e bassi, non si ricorda un parterre di tale livello. L’accordo ha una durata di sei mesi e se alla fine di questo periodo l’Agenzia atomica di Vienna sarà in grado di confermare che è stato rispettato si potrà tentare di fare qualche altro passo avanti. E’ bene ribadire che nessun analista si aspettava un simile risultato, anzi erano in molti ad avere un atteggiamento di estrema cautela, se non addirittura di scetticismo, su questa ennesima tornata negoziale. La vera domanda a cui non è facile rispondere è stabilire perché il regime di Teheran abbia accettato un compromesso così limitante per la sua filiera nucleare e c’è anche da capire quali contraccolpi politici potrà avere in patria perché l’accordo di Ginevra mette fuori gioco gli hardliners del regime che avevano fatto del nucleare un elemento chiave della loro politica da molti anni a questa parte. Tutto è bene quel che finisce bene? Per ora sì, ma la materia presenta qualche insidioso tranello. Continua a leggere