La figlia delle cave di Altai

Excavation in the East Gallery of Denisova Cave, August 2010

Il cespuglio dei nostri ascendenti più prossimi si è arricchito di un nuovo tassello. Nelle cave di Denisova, in Siberia, l’esame genetico di un piccolo frammento di osso ha dimostrato che apparteneva a una ragazza di circa 13 anni vissuta 90.000 anni fa. Sin qui niente di particolare salvo il fatto che l’esame del suo genoma ha dimostrato che aveva una madre Neanderthal e un padre Denisoviano. E’ il primo caso descritto di incrocio fra le due distinte specie che hanno dato vita a una discendente. Continua a leggere

La rovinosa caduta di Hans Asperger


Al pediatra austriaco Hans Asperger viene riconosciuto tardivamente il ruolo di pioniere degli studi sull’autismo. Nasce a Vienna nel 1906 e per paradosso la sua infanzia solitaria, e la difficoltà ad avere rapporti sociali con i suoi coetanei, ha spinto molti a credere che soffrisse dello stesso disturbo che avrà modo di studiare molto più tardi. Nel 1938 pubblica un lavoro in cui descrive una “psicopatia autistica” a cui nel 1944 dedica la sua tesi di dottorato. Ma nuove rivelazioni ne chiariscono alcuni lati oscuri del suo passato. Continua a leggere

Figli di un dio ubriaco: l’archeologia del vino

areni one Un racconto biblico sostiene che Noè, dopo il diluvio universale, realizza una vigna sul monte Ararat, raccoglie l’uva facendola fermentare e si ubriaca. E’ quasi paradossale che scavi archeologici abbiano portato alla luce nei pressi di un villaggio armeno, a circa 60 km dal monte Ararat, delle cave utilizzate per la vinificazione circa 6.000 anni fa. Fra le montagne di Zagros, in Iran, è stata scoperta una struttura simile, datata oltre 7.000 anni, dove per fare il vino si utilizzava come conservante una resina, estratta dal Terebinto. L’origine del prodotto di fermentazione dell’uva è quindi molto più antico di quanto si pensasse solo cinquanta anni fa. Continua a leggere

Fusione: il risultato che non c’è

FUSION021392167952Abbiamo letto oggi sui quotidiani qualche titolo altisonante sui risultati raggiunti da un laboratorio americano a proposito di fusione a confinamento inerziale. L’argomento è ostico, tecnicamente molto impervio e l’articolo da cui nasce la notizia è incomprensibile da un comune mortale che non abbia una certa dimestichezza con la fisica. Anche la press release di Nature, dove è stato pubblicato il lavoro, alimenta un po’ di confusione. In sintesi i media dicono che in una capsula contenente deuterio e trizio, e bombardata da fasci laser, si sarebbe ottenuta più energia di quella immessa nel sistema. Se così fosse sarebbe la notizia del decennio, ma purtroppo siamo molto lontani da un risultato così eclatante. Continua a leggere

Ancora vita su Marte?

curiosityLa sonda Curiosity non è riuscita a trovare tracce di metano su Marte. Da un punto di vista strettamente scientifico non è che sia una grande notizia, piuttosto è l’ennesima conferma che sul pianeta rosso non si riescono a trovare segni di vita, anche se ci si prova da decenni. Il lavoro, firmato da un gruppo di specialisti della Nasa, è uscito ieri su Science, anzi per essere più precisi su Science Express, una rivista «veloce» che compare solo online (a distanza di mesi questi paper poi finiscono sulla rivista stampata). Insomma nel mondo della ricerca questa prima informazione dice molte cose perché nelle pubblicazioni scientifiche esistono delle priorità. Ovviamente la notizia è sembrata golosa a molti quotidiani che ne hanno riferito dedicando poche righe al risultato ma dilungandosi in riferimenti letterari. E’ un modo vecchio e malridotto di raccontare la scienza, dove il risultato scientifico è spesso una scusa per mettere in campo narrazioni più «sexy» (mi scuso per l’aggettivo che è sicuramente improprio, ma non vorrei annoiare il lettore sul problema del «glam», come criterio giornalistico per riferire di un risultato scientifico, di cui si discute da tempo). Continua a leggere

Storia culturale del clima

lousiana coast

Due tornado si abbattono sull’Oklahoma in meno di due settimane. Nell’Europa centrale in due soli giorni cade più pioggia di quanto ci si aspetterebbe in due mesi e molti centri abitati in Austria, Germania e Repubblica Ceca sono allagati. Sentiamo parlare sempre più spesso di fenomeni climatici estremi, ed è fatale che ci sia una particolare attenzione a questi eventi perché comportano danni di natura materiale e sociale. Il lavoro scientifico degli ultimi decenni ha dimostrato l’esistenza di un nesso causale fra le attività antropiche e il riscaldamento globale, ma sugli eventi avversi certe conclusioni dei modellisti sono meno condivise. Negli ultimi venti anni la vulgata sui mutamenti climatici ha molto spesso superato gli steccati del quadro scientifico di riferimento sino a conquistarsi una vita propria: in questo modo qualsiasi fenomeno che potremmo considerare inusuale per la nostra esperienza climatica, dalle inondazioni alle bolle di calore, dagli uragani alle frane per eccesso di pioggia, è stata addebitata alle attività umane. Continua a leggere

Tornado Alley

cartina tornado
Il tornado che si è abbattuto su Moore, un sobborgo di Oklahoma City, ha fatto almeno 24 morti, di cui 9 sono bambini. Questo piccolo centro residenziale, che ha circa 55.000 abitanti, ha la sfortuna di essere al centro del Tornado Alley, una sorta di autostrada che dal Nord del Texas trasporta celle temporalesche verso il Sud Dakota e i territori bagnati dalla riva occidentale del fiume Mississippi. Enormi quantità di aria umida che si formano nel Golfo del Messico risalgono gli Stati Uniti sino a trovare aria fredda e molto più secca che proviene dalle Montagne Rocciose (vedi cartina). E’ l’incontro fatale di questi due fronti a innescare i tornado, ma anche a farne un evento atmosferico avverso che è tipicamente americano: infatti il 75% degli uragani che si generano nel pianeta si sviluppano negli Usa. Moore ne aveva già fatto le spese in diverse occasioni: ad esempio nel 2011, ma anche nel 1999, solo per citare gli ultimi, quando fu colpita da uno dei peggiori tornado che si ricordi, con venti di quasi 485 chilometri all’ora. Continua a leggere