Figli di un dio ubriaco: l’archeologia del vino

areni one Un racconto biblico sostiene che Noè, dopo il diluvio universale, realizza una vigna sul monte Ararat, raccoglie l’uva facendola fermentare e si ubriaca. E’ quasi paradossale che scavi archeologici abbiano portato alla luce nei pressi di un villaggio armeno, a circa 60 km dal monte Ararat, delle cave utilizzate per la vinificazione circa 6.000 anni fa. Fra le montagne di Zagros, in Iran, è stata scoperta una struttura simile, datata oltre 7.000 anni, dove per fare il vino si utilizzava come conservante una resina, estratta dal Terebinto. L’origine del prodotto di fermentazione dell’uva è quindi molto più antico di quanto si pensasse solo cinquanta anni fa. Continua a leggere

Fusione: il risultato che non c’è

FUSION021392167952Abbiamo letto oggi sui quotidiani qualche titolo altisonante sui risultati raggiunti da un laboratorio americano a proposito di fusione a confinamento inerziale. L’argomento è ostico, tecnicamente molto impervio e l’articolo da cui nasce la notizia è incomprensibile da un comune mortale che non abbia una certa dimestichezza con la fisica. Anche la press release di Nature, dove è stato pubblicato il lavoro, alimenta un po’ di confusione. In sintesi i media dicono che in una capsula contenente deuterio e trizio, e bombardata da fasci laser, si sarebbe ottenuta più energia di quella immessa nel sistema. Se così fosse sarebbe la notizia del decennio, ma purtroppo siamo molto lontani da un risultato così eclatante. Continua a leggere

Ancora vita su Marte?

curiosityLa sonda Curiosity non è riuscita a trovare tracce di metano su Marte. Da un punto di vista strettamente scientifico non è che sia una grande notizia, piuttosto è l’ennesima conferma che sul pianeta rosso non si riescono a trovare segni di vita, anche se ci si prova da decenni. Il lavoro, firmato da un gruppo di specialisti della Nasa, è uscito ieri su Science, anzi per essere più precisi su Science Express, una rivista «veloce» che compare solo online (a distanza di mesi questi paper poi finiscono sulla rivista stampata). Insomma nel mondo della ricerca questa prima informazione dice molte cose perché nelle pubblicazioni scientifiche esistono delle priorità. Ovviamente la notizia è sembrata golosa a molti quotidiani che ne hanno riferito dedicando poche righe al risultato ma dilungandosi in riferimenti letterari. E’ un modo vecchio e malridotto di raccontare la scienza, dove il risultato scientifico è spesso una scusa per mettere in campo narrazioni più «sexy» (mi scuso per l’aggettivo che è sicuramente improprio, ma non vorrei annoiare il lettore sul problema del «glam», come criterio giornalistico per riferire di un risultato scientifico, di cui si discute da tempo). Continua a leggere

Storia culturale del clima

lousiana coast

Due tornado si abbattono sull’Oklahoma in meno di due settimane. Nell’Europa centrale in due soli giorni cade più pioggia di quanto ci si aspetterebbe in due mesi e molti centri abitati in Austria, Germania e Repubblica Ceca sono allagati. Sentiamo parlare sempre più spesso di fenomeni climatici estremi, ed è fatale che ci sia una particolare attenzione a questi eventi perché comportano danni di natura materiale e sociale. Il lavoro scientifico degli ultimi decenni ha dimostrato l’esistenza di un nesso causale fra le attività antropiche e il riscaldamento globale, ma sugli eventi avversi certe conclusioni dei modellisti sono meno condivise. Negli ultimi venti anni la vulgata sui mutamenti climatici ha molto spesso superato gli steccati del quadro scientifico di riferimento sino a conquistarsi una vita propria: in questo modo qualsiasi fenomeno che potremmo considerare inusuale per la nostra esperienza climatica, dalle inondazioni alle bolle di calore, dagli uragani alle frane per eccesso di pioggia, è stata addebitata alle attività umane. Continua a leggere

Tornado Alley

cartina tornado
Il tornado che si è abbattuto su Moore, un sobborgo di Oklahoma City, ha fatto almeno 24 morti, di cui 9 sono bambini. Questo piccolo centro residenziale, che ha circa 55.000 abitanti, ha la sfortuna di essere al centro del Tornado Alley, una sorta di autostrada che dal Nord del Texas trasporta celle temporalesche verso il Sud Dakota e i territori bagnati dalla riva occidentale del fiume Mississippi. Enormi quantità di aria umida che si formano nel Golfo del Messico risalgono gli Stati Uniti sino a trovare aria fredda e molto più secca che proviene dalle Montagne Rocciose (vedi cartina). E’ l’incontro fatale di questi due fronti a innescare i tornado, ma anche a farne un evento atmosferico avverso che è tipicamente americano: infatti il 75% degli uragani che si generano nel pianeta si sviluppano negli Usa. Moore ne aveva già fatto le spese in diverse occasioni: ad esempio nel 2011, ma anche nel 1999, solo per citare gli ultimi, quando fu colpita da uno dei peggiori tornado che si ricordi, con venti di quasi 485 chilometri all’ora. Continua a leggere

Quando si dà fuoco alla scienza

coroglio napoli

Nonostante i grandi successi la Città della Scienza di Napoli ha avuto da sempre una vita piuttosto tormentata, ma l’incendio di lunedì notte – che ha distrutto quattro padiglioni espositivi per complessivi 12.000 metri quadrati – le ha inferto un colpo quasi mortale. Sono andati in fumo gli exibit di un percorso scientifico che ha educato molti adolescenti di Napoli e del Meridione, ma hanno fatto la stessa fine anche i reperti della mostra dedicata a all’esploratore artico Fridtjof Nansen, che appartenevano ad alcuni musei norvegesi, e con loro vengono a mancare oggetti storici dell’epopea polare italiana: ad esempio il brogliaccio di bordo del dirigibile Norge − con cui Umberto Nobile aveva sorvolato il Polo Nord nel1926 – e una tuta di volo che aveva utilizzato per la trasvolata. “Abbiamo perso tutta la struttura espositiva fronte mare – ci dice Enzo Lipardi, consigliere delegato di Città della Scienza – c’è rimasto solo l’anfiteatro, il teatro dei piccoli e un cantiere quasi ultimato di 5.000 metri quadrati, ma fermo da due anni, dove è in progetto la realizzazione di un percorso espositivo sul corpo umano. L’enorme solidarietà che abbiamo ricevuto dopo questo immane disastro ci spinge ad andare avanti, ed è un forte incentivo per non farsi prendere dallo sconforto”. In effetti gli attestati di stima sono stati tantissimi, vengono da ricercatori, intellettuali e istituti di ricerca, ma si è mossa anche la Commissione Europea che si è impegnata a sostenere la ricostruzione della struttura museale e la prossima settimana sono attesi a Napoli tre  ministri dell’attuale governo. Il problema da risolvere è quello di trovare fondi in un momento in cui c’è una forte riduzione di budget per le attività scientifiche. I gesti più toccanti di solidarietà vengono comunque da Napoli e soprattutto dai giovani che hanno frequentato il museo: in un solo giorno il sito web ha avuto quasi 900.000 contatti. Nel frattempo la Fondazione Idis, che gestisce la Città della Scienza, ha già iniziato a fare fund raising e il personale lavora alacremente per rimettere in piedi i servizi essenziali. Certo la perdita di quattro padiglioni espositivi si farà sentire per anni, erano la punta di lancia delle attività espositive e attraevano buona parte dei 350.000 visitatori annuali. Continua a leggere