La sindrome cinese

Negli ultimi giorni ho tenuto a freno il nervosismo tutte le volte che ho acceso la TV. Della Sars non ne potevo più, visto che è diventato uno spauracchio che ha mandato in tilt la programmazione mediatica, ma meno ancora sopportavo questo teatrino di Matteo Renzi. Per avere ragione di questo tormentone giuro che sono disposto a qualsiasi cosa. Quindi parliamone di questo coronavirus e cerchiamo di stare sulle cose serie, perché di bufale ne ho sentito anche troppe. Nel frattempo credo di aver capito qual’è il vero motore di questa epidemia mediatica: l’ignoranza e lo scoopismo a buon mercato dei media. Ma proviamo a partire dall’inizio.
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La figlia delle cave di Altai

Excavation in the East Gallery of Denisova Cave, August 2010

Il cespuglio dei nostri ascendenti più prossimi si è arricchito di un nuovo tassello. Nelle cave di Denisova, in Siberia, l’esame genetico di un piccolo frammento di osso ha dimostrato che apparteneva a una ragazza di circa 13 anni vissuta 90.000 anni fa. Sin qui niente di particolare salvo il fatto che l’esame del suo genoma ha dimostrato che aveva una madre Neanderthal e un padre Denisoviano. E’ il primo caso descritto di incrocio fra le due distinte specie che hanno dato vita a una discendente. Continua a leggere

La rovinosa caduta di Hans Asperger


Al pediatra austriaco Hans Asperger viene riconosciuto tardivamente il ruolo di pioniere degli studi sull’autismo. Nasce a Vienna nel 1906 e per paradosso la sua infanzia solitaria, e la difficoltà ad avere rapporti sociali con i suoi coetanei, ha spinto molti a credere che soffrisse dello stesso disturbo che avrà modo di studiare molto più tardi. Nel 1938 pubblica un lavoro in cui descrive una “psicopatia autistica” a cui nel 1944 dedica la sua tesi di dottorato. Ma nuove rivelazioni ne chiariscono alcuni lati oscuri del suo passato. Continua a leggere

Figli di un dio ubriaco: l’archeologia del vino

areni one Un racconto biblico sostiene che Noè, dopo il diluvio universale, realizza una vigna sul monte Ararat, raccoglie l’uva facendola fermentare e si ubriaca. E’ quasi paradossale che scavi archeologici abbiano portato alla luce nei pressi di un villaggio armeno, a circa 60 km dal monte Ararat, delle cave utilizzate per la vinificazione circa 6.000 anni fa. Fra le montagne di Zagros, in Iran, è stata scoperta una struttura simile, datata oltre 7.000 anni, dove per fare il vino si utilizzava come conservante una resina, estratta dal Terebinto. L’origine del prodotto di fermentazione dell’uva è quindi molto più antico di quanto si pensasse solo cinquanta anni fa. Continua a leggere

Fusione: il risultato che non c’è

FUSION021392167952Abbiamo letto oggi sui quotidiani qualche titolo altisonante sui risultati raggiunti da un laboratorio americano a proposito di fusione a confinamento inerziale. L’argomento è ostico, tecnicamente molto impervio e l’articolo da cui nasce la notizia è incomprensibile da un comune mortale che non abbia una certa dimestichezza con la fisica. Anche la press release di Nature, dove è stato pubblicato il lavoro, alimenta un po’ di confusione. In sintesi i media dicono che in una capsula contenente deuterio e trizio, e bombardata da fasci laser, si sarebbe ottenuta più energia di quella immessa nel sistema. Se così fosse sarebbe la notizia del decennio, ma purtroppo siamo molto lontani da un risultato così eclatante. Continua a leggere

Ancora vita su Marte?

curiosityLa sonda Curiosity non è riuscita a trovare tracce di metano su Marte. Da un punto di vista strettamente scientifico non è che sia una grande notizia, piuttosto è l’ennesima conferma che sul pianeta rosso non si riescono a trovare segni di vita, anche se ci si prova da decenni. Il lavoro, firmato da un gruppo di specialisti della Nasa, è uscito ieri su Science, anzi per essere più precisi su Science Express, una rivista «veloce» che compare solo online (a distanza di mesi questi paper poi finiscono sulla rivista stampata). Insomma nel mondo della ricerca questa prima informazione dice molte cose perché nelle pubblicazioni scientifiche esistono delle priorità. Ovviamente la notizia è sembrata golosa a molti quotidiani che ne hanno riferito dedicando poche righe al risultato ma dilungandosi in riferimenti letterari. E’ un modo vecchio e malridotto di raccontare la scienza, dove il risultato scientifico è spesso una scusa per mettere in campo narrazioni più «sexy» (mi scuso per l’aggettivo che è sicuramente improprio, ma non vorrei annoiare il lettore sul problema del «glam», come criterio giornalistico per riferire di un risultato scientifico, di cui si discute da tempo). Continua a leggere