Terrorismo: la profezia di Abu Mus’ab al-Suri

 


Sette morti e almeno 48 feriti nell’ultimo attacco che ha colpito Londra ieri. E’ il terzo in tre mesi e da marzo ad oggi ne sarebbero stati sventati altri cinque. E’ un bollettino di guerra a cui forse bisognerà abituarsi. Peccato che non arriva come un fulmine a ciel sereno e che simili azioni siano destinate a ripetersi nel prossimo futuro. A Torino, durante la diretta della partita di Champions League, la folla ha tentato di fuggire da Piazza San Carlo, dopo un falso allarme, e ha calpestato 1.527 persone. Otto di queste sono ricoverate con un codice rosso e le condizioni di tre sono particolarmente critiche. Se si guarda al modus operandi degli ultimi attentati londinesi si può facilmente concludere che si tratta di “cani sciolti” o di terroristi improvvisati che non hanno una solida preparazione militare come è avvenuto in altri casi. Ma conta poco. Si sta avverando la profezia dell’ideologo siriano Abu Mus’ab al-Suri che nel 2004 predicava l’avvento del jihad globalizzato e sfrancato dalle principali organizzazioni terroristiche. Il suo libro The Global Islamic Resistance Call, pubblicato su internet nel dicembre di quell’anno non solo ha fatto scuola, ma si è imposto come unica strategia possibile. Siamo al terrorismo fai da tè, ognuno fa quello che può e per conto suo. Ed è difficile difendersi da un pericolo così misterioso ed evanescente. L’onda lunga di questa tattica ci porta a Torino, dove l’attacco terroristico non c’è ma c’è il suo fantasma che è altrettanto efficace. Continua a leggere

Terrorismo: parla il direttore del DGIS francese

nizza
Sulla strage di Nizza ci sono ancora troppi cortocircuiti: sono in molti a chiedersi di come sia stato consentito a un tir di 15 metri e di quasi venti tonnellate di transitare per il lungomare, quando circa 30.000 persone erano in strada per vedere i fuochi di artificio del 14 luglio. La domanda ovviamente è sensata, ma è altrettanto sensato chiedersi se è possibile controllare qualsiasi posto in qualunque città francese in un qualsiasi giorno dell’anno. La risposta ovviamente è no. E per quello che riguarda la prevenzione significa che i servizi francesi sono sotto scacco e che nulla possono contro questa campagna di terrore? Continua a leggere

Rap, droga e Jihad

banlieue-noisey Rap, droga e Jihad non sembrerebbero avere nulla in comune, anzi a Raqqa (sede del Califfato) le droghe sono tassativamente proibite, si bruciano in piazza montagne di sigarette e di libri, le cassette audio di musica occidentale vengono distrutte. Eppure i tre termini compaiono nelle storie personali degli attentatori di Parigi di cui abbiamo lungamente letto sui giornali di tutto il mondo. A mettere in un quadro coerente questi strani mujaheddin – così lontani dal purismo salafita – c’è l’antropologia. Nella cronaca delle ultime settimane i problemi rappresentati dalle banlieuses parigine sono un po’ passati in secondo piano, ma è proprio lì che si trova la risposta a questa strana commistione di modernità urbana e di radicalismo integralista. E forse il tutto spiega perché la Francia ha subìto così tanti attentati negli ultimi venti anni. Continua a leggere

Ha senso trattare per gli ostaggi in mano all’Isis?

Kasasbeh Nonostante i frenetici giorni di trattativa con il governo giordano la sorte del pilota Moaz al-Kasasbeh era probabilmente già segnata. La sua è stata una esecuzione orribile e fra le peggiori che si ricordi dalla fondazione del Califfato Islamico. Non si sono salvati neanche i due ostaggi giapponesi per i quali era stato richiesto un ingente riscatto. L’Isis sembra più interessata a determinare shock violenti che a trattare, ma militarmente la sua offensiva sembra aver raggiunto, almeno in Iraq, una fase di stallo. L’orrenda esecuzione di Moaz al-Kasasbeh era destinata a creare problemi alla monarchia giordana, in altri termini ad indebolire la componente araba della coalizione internazionale che combatte l’Isis? Continua a leggere

Agent Storm: così mi sono infiltrato in al Qaeda

Agentstorm Morten Storm ha lavorato per tre servizi segreti occidentali e per cinque anni ha agito sotto copertura infiltrandosi in diversi gruppi di al Qaeda in Medio Oriente. Il suo ruolo di doppio agente è stato rivelato nel 2013 da una serie di articoli comparsi sulla stampa danese, ma recentemente è stata pubblicata la sua autobiografia – Agent Storm, my life inside al Qaeda and the Cia – scritta insieme a due noti giornalisti americani, Paul Cruickshank e Tim Lister della CNN. Si tratta di uno dei libri più importanti sulla storia recente del movimento jihadista perché rivela molti retroscena della guerra sotterranea che la Cia ha scatenato contro il terrorismo. E si legge tutto di un fiato. Continua a leggere