I molti retroscena delle torture di Guantanamo

Iraq Prison Abuse Come era facile prevedere il Rapporto sulle torture della Cia, licenziato ieri sera dalla Commissione del Senato per l’Intelligence, ha scatenato un mare di polemiche. Orizzontarsi sull’argomento senza leggere i documenti originali è un’impresa quasi impossibile e le agenzie di stampa scrivono di tutto: da una parte perché non riescono a governare l’impatto dell’attualità su un tema così scabroso, dall’altra perché il comportamento della Cia è indifendibile sotto ogni profilo. Ma a venirne fuori piuttosto malconcia è la verità storica di questa pur nera pagina dell’intelligence americana. Quello che possiamo fare, poi ognuno può trarne le sue personali conclusioni, è di proporre un percorso ragionato linkando molti documenti oggi declassificati e quindi disponibili anche al grande pubblico. Continua a leggere

Il rapporto sulle torture di Guantanamo scatena la guerra nel Parlamento americano

guantanamo Nella tardissima serata di oggi, o forse nelle prime ore di domani, dovrebbe essere declassificato un rapporto di 480 pagine sull’annosa questione degli interrogatori “intensificati” che la Cia avrebbe condotto nei confronti di terroristi legati ad al-Qaeda e catturati dopo gli attentati dell’11 settembre. Il documento è stato redatto dalla Commissione per l’intelligence del Senato americano, ma ha richiesto quasi quattro anni di discussione. In sintesi si tratta di un sommario che riassume un rapporto classificato di 6.000 pagine che analizza cinque milioni di documenti segreti della Cia. La pubblicazione del documento ha suscitato aspre polemiche nei due rami del parlamento americano per una serie di motivi: il primo è che creerebbe grande imbarazzo ai governi dei paesi che hanno ospitato le “prigioni segrete” della Cia, il secondo è che potrebbe stimolare un’ondata di attentati soprattutto fra le sedi diplomatiche americane in Medio Oriente, che infatti sono state allertate e sottoposte a criteri di massima sicurezza. Continua a leggere

Il ritorno dei lupi solitari

APTOPIX Canada Ottawa Shooting Venerdì mattina uno studente americano di 15 anni ha aperto il fuoco in una cafeteria di Seattle uccidendo una ragazza e ferendo gravemente altri tre adolescenti. Poi si è tolto la vita. L’attentatore, Jaylen Fryberg, è un giovane nativo indiano della tribù Tulatip che occupa una riserva tra Everett e Marysville nello stato di Washington. Insomma siamo di fronte all’ennesima sparatoria in una scuola americana, materia per antropologi criminali, e a un ragazzo di cui si sospettano gravi problemi psichiatrici. Ma se fosse stato un musulmano in quale categoria avremmo collocato questo gesto? Avremmo rispolverato i lupi solitari? Continua a leggere

Lo Yemen sotto attacco

Yemen-Al-Qaida L’allarme di un imminente attacco di al Qaida, che ha provocato la chiusura per alcuni giorni di 19 sedi diplomatiche americane, ora ha una spiegazione. I responsabili dell’ufficio di sicurezza dello Yemen sostengono di aver sventato un attentato di al Qaida contro un terminale petrolifero e il rapimento di tecnici stranieri che lavorano in questo impianto. Nel frattempo i droni della CIA hanno condotto due attacchi nel Sud-Est del paese, con sette vittime, ma ne è stato segnalato un altro ieri che avrebbe ucciso altre quattro persone. Ovviamente si tratta di una fuga di notizie, di cui ha riferito per primo il New York Times, ma la conferma è arrivata poche ore dopo quando il portavoce del governo, Rajeh Badi, ha dichiarato a France Press e all’Associated Press che il piano prevedeva di prendere il controllo del terminale di Mina al-Dhaba, che si trova in prossimità di Al Mukalla, una città portuale sul Golfo di Aden, e di un secondo gasdotto di cui non è stata rivelata l’ubicazione.  Continua a leggere

La grande fuga di al Qaida da Abu Ghraib

abu ghraib La notizia non ha fatto grande scalpore sui nostri giornali, anzi molti ne hanno appena accennato, ma lo scorso 21 luglio al Qaida è stata in grado di assaltare la prigione irachena di Abu Ghraib e di far evadere forse più di 800 detenuti che ora sono liberi e sono andati a dare manforte alle forze ribelli in Iraq e forse anche in Siria. Una dettagliata ricostruzione di questa fuga di massa è stata pubblicata su Foreign Policy a firma di Raheem Salman, il corrispondente della Reuters da Baghhdad, e da Ned Parker che sino a due anni fa ricopriva lo stesso incarico per il Los Angeles Times. E’ utile riassumere l’articolo di Salman e Parker, anche perché la situazione che raccontano ha dell’incredibile. Continua a leggere

Cosa c’è dietro l’allarme per al Qaida?

yemen-aqap-ricin La stampa internazionale si sta chiedendo da giorni cosa c’è sotto la chiusura di 22 sedi diplomatiche statunitensi in Nord Africa e in Medio Oriente. I comunicati stampa ufficiali non sembrano rivelare il minimo dettaglio necessario per costruire un’ipotesi e alcune dichiarazioni non aiutano, anzi confondono. Ad esempio il capo dello Stato Maggiore Congiunto, Martin Dempsey, ha dichiarato alla ABC che stavolta il pericolo «è più circostanziato di quelli conosciuti in passato» e che la minaccia non riguarda solo gli Stati Uniti ma più in generale il mondo occidentale. Il 1 agosto Obama ha chiesto che si prendessero «tutte le misure necessarie» per difendere gli interessi americani da possibili attentati di al Qaida. Ora se le minaccia fosse realmente più circostanziata, e non generica come sembra sostenere la richiesta di Obama, lo scenario sarebbe un altro. Significa che la minaccia è certa ma che non è chiaro dove il terrorismo internazionale potrà colpire? Oppure la CIA ha informazioni più dettagliate sui probabili bersagli e quindi preferisce un allarme di carattere generale per non svelare le sue carte? C’è in atto un’operazione coperta e su vasta scala per cui il warning, pur generico, è necessario per far sì che tutti i cittadini americani che vivono in questi paesi – e che non necessariamente fanno parte del corpo diplomatico − adottino le necessarie misure di sicurezza? E’ buio pesto e un’ipotesi vale l’altra.  Continua a leggere

Il Pakistan rivela i segreti del blitz di Abbottabad

Helicopter-Pakistan-APQuando le forze speciali degli Stati Uniti hanno fatto il blitz di Abbottabad hanno portato via solo il corpo di Osama bin Laden? Una delle tre mogli dello sceicco, Khairiyya, sostiene che fossero due, quindi i seals hanno caricato su un elicottero da trasporto anche il cadavere di Khalid, il figlio di Osama ucciso sulle scale? Il rapporto di 337 pagine della Commissione di inchiesta sui fatti di Abbottabad, chiesto dal parlamento pakistano, è pieno di dettagli e di rivelazioni sul colpo di mano che la notte del 2 maggio del 2011 ha portato all’eliminazione fisica del leader storico di al Qaida. Le forze speciali americane come hanno fatto ad arrivare indisturbate con due elicotteri nel giardino della casa di bin Laden dopo più di un’ora di volo in territorio pakistano? I due Black Hawk, rispondono i vertici dell’aviazione pakistana ai commissari, erano a bassa segnatura radar per cui erano invisibili. Peccato che gli elicotteri fossero tre e che fra di loro c’era anche un gigantesco Chinook, che è lungo 19 metri e alto più di 5. Una volta atterrato vicino al muro di cinta della casa dove si svolge il blitz resta con i motori accesi per circa 40 minuti. Come mai alle 0.32 del mattino è la televisione pakistana ad annunciare che c’è in corso un’azione ad Abbottabad mentre gli intercettori di Islamabad si alzano in volo 90 minuti dopo quando tutti gli elicotteri erano già rientrati in Afghanistan? Non eravamo preparati a difenderci sul confine afghano, rispondono i generali. Continua a leggere