La grande fuga di al Qaida da Abu Ghraib

abu ghraib La notizia non ha fatto grande scalpore sui nostri giornali, anzi molti ne hanno appena accennato, ma lo scorso 21 luglio al Qaida è stata in grado di assaltare la prigione irachena di Abu Ghraib e di far evadere forse più di 800 detenuti che ora sono liberi e sono andati a dare manforte alle forze ribelli in Iraq e forse anche in Siria. Una dettagliata ricostruzione di questa fuga di massa è stata pubblicata su Foreign Policy a firma di Raheem Salman, il corrispondente della Reuters da Baghhdad, e da Ned Parker che sino a due anni fa ricopriva lo stesso incarico per il Los Angeles Times. E’ utile riassumere l’articolo di Salman e Parker, anche perché la situazione che raccontano ha dell’incredibile. Continua a leggere

Cosa c’è dietro l’allarme per al Qaida?

yemen-aqap-ricin La stampa internazionale si sta chiedendo da giorni cosa c’è sotto la chiusura di 22 sedi diplomatiche statunitensi in Nord Africa e in Medio Oriente. I comunicati stampa ufficiali non sembrano rivelare il minimo dettaglio necessario per costruire un’ipotesi e alcune dichiarazioni non aiutano, anzi confondono. Ad esempio il capo dello Stato Maggiore Congiunto, Martin Dempsey, ha dichiarato alla ABC che stavolta il pericolo «è più circostanziato di quelli conosciuti in passato» e che la minaccia non riguarda solo gli Stati Uniti ma più in generale il mondo occidentale. Il 1 agosto Obama ha chiesto che si prendessero «tutte le misure necessarie» per difendere gli interessi americani da possibili attentati di al Qaida. Ora se le minaccia fosse realmente più circostanziata, e non generica come sembra sostenere la richiesta di Obama, lo scenario sarebbe un altro. Significa che la minaccia è certa ma che non è chiaro dove il terrorismo internazionale potrà colpire? Oppure la CIA ha informazioni più dettagliate sui probabili bersagli e quindi preferisce un allarme di carattere generale per non svelare le sue carte? C’è in atto un’operazione coperta e su vasta scala per cui il warning, pur generico, è necessario per far sì che tutti i cittadini americani che vivono in questi paesi – e che non necessariamente fanno parte del corpo diplomatico − adottino le necessarie misure di sicurezza? E’ buio pesto e un’ipotesi vale l’altra.  Continua a leggere

L’era dei lupi solitari

APTOPIX_Boston_Marathon_Explosions.JPEG-08ad2-2082Nel 2010 Il Dipartimento statunitense per la sicurezza interna (DHS) decretava un allarme giallo, indirizzato agli uffici federali e agli organi di polizia, in cui paventava la possibilità che si verificassero attentati terroristici utilizzando pentole a pressione. Ma un avviso dello stesso tenore era già stato diramato nel 2004. Boston non arriva come un fulmine a ciel sereno, piuttosto è l’ultimo episodio di una serie di attentati realizzati con questa tecnica, a volte riusciti ma molto più spesso falliti. Il caso più famoso è quello di Naser Jason Abdo, un militare americano di fede islamica che si era rifiutato di raggiungere il suo reparto in Afghanistan. Viene arrestato nel luglio del 2011 dopo che un armaiolo aveva segnalato alla polizia un acquisto molto sospetto: sei confezioni di polvere da sparo da 450 grammi ciascuna. Gli investigatori perquisiscono la camera d’albergo in cui viveva e trovano due timer, filo elettrico, 160 petardi, centinaia di biglie di acciaio e due pentole a pressione.
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