Siria: shot and forget?

syria war Stati Uniti e Gran Bretagna potrebbe scatenare un attacco contro le postazioni governative siriane nel giro di qualche giorno, o forse di qualche ora. La lista dei bersagli è nota in parte e si conosce la dislocazione delle unità nel Mediterraneo che potrebbero lanciare una salva di missili di crociera. Le indiscrezioni sostengono che si tratterà di un intervento «limitato» che non prevede l’utilizzo di uomini sul terreno. Si attende per i prossimi giorni la pubblicazione di un rapporto sull’utilizzo di armi chimiche in Siria redatto dall’intelligence statunitense. Su questa tardiva mossa della Casa Bianca ci sono comunque pareri contrastanti nella stessa stampa americana: molti editorialisti, ad esempio, sostengono che il gioco non vale la candela, anche perché forse è troppo tardi. Questa posizione viene espressa da quotidiani che hanno simpatie politiche assai distanti fra loro, ad esempio dal Washington Times, di ispirazione repubblicana, e dai due maggiori quotidiani di fede democratica come il Washington Post e il New York Times. Più in generale sembra strano a tutti che l’amministrazione di Washington abbia indicato una «red line», superata la quale si sarebbe passati all’intervento, nel caso fosse stato verificato l’utilizzo di armi chimiche. Per quanto queste ultime abbiano potuto produrre esiti raccapriccianti resta sempre il fatto che dall’inizio della guerra civile le armi convenzionali sono state in grado di fare danni sicuramente peggiori. E quindi perché un intervento solo adesso e quali rischi comporta sul piano della sicurezza internazionale? Continua a leggere