Rap, droga e Jihad

banlieue-noisey Rap, droga e Jihad non sembrerebbero avere nulla in comune, anzi a Raqqa (sede del Califfato) le droghe sono tassativamente proibite, si bruciano in piazza montagne di sigarette e di libri, le cassette audio di musica occidentale vengono distrutte. Eppure i tre termini compaiono nelle storie personali degli attentatori di Parigi di cui abbiamo lungamente letto sui giornali di tutto il mondo. A mettere in un quadro coerente questi strani mujaheddin – così lontani dal purismo salafita – c’è l’antropologia. Nella cronaca delle ultime settimane i problemi rappresentati dalle banlieuses parigine sono un po’ passati in secondo piano, ma è proprio lì che si trova la risposta a questa strana commistione di modernità urbana e di radicalismo integralista. E forse il tutto spiega perché la Francia ha subìto così tanti attentati negli ultimi venti anni. Continua a leggere

Parigi: l’Isis alza il tiro sull’Europa?

french soldier Gli attentati di Parigi sono la dimostrazione che l’Isis ha alzato il tiro e rivisto la propria strategia? E fra tutti gli obiettivi possibili perché proprio la Francia? La simultaneità degli attacchi è a sua volta la conferma che rispetto al passato non abbiamo più a che fare con piccoli gruppi isolati, ma con una formazione che ha diramazioni in diversi paesi? Nel jihadismo più radicale ci sono nuove alleanze tra le varie fazioni? Leggendo attentamente i commenti di specialisti internazionali che si occupano di terrorismo e sicurezza non solo non si risolve il rompicapo, mancano troppi dati per poterlo fare, ma addirittura può nascere il sospetto che la serie di domande che abbiamo posto siano difficilmente collegabili fra loro in un contesto coerente. Va precisato che piccoli gruppi terroristici operano dove possono e dove è più facile ottenere risultati eclatanti, nel caso parigino la strage c’è, ma da qui in poi si brancola nel buio (almeno per ora). Continua a leggere

Lo Yemen sotto attacco

Yemen-Al-Qaida L’allarme di un imminente attacco di al Qaida, che ha provocato la chiusura per alcuni giorni di 19 sedi diplomatiche americane, ora ha una spiegazione. I responsabili dell’ufficio di sicurezza dello Yemen sostengono di aver sventato un attentato di al Qaida contro un terminale petrolifero e il rapimento di tecnici stranieri che lavorano in questo impianto. Nel frattempo i droni della CIA hanno condotto due attacchi nel Sud-Est del paese, con sette vittime, ma ne è stato segnalato un altro ieri che avrebbe ucciso altre quattro persone. Ovviamente si tratta di una fuga di notizie, di cui ha riferito per primo il New York Times, ma la conferma è arrivata poche ore dopo quando il portavoce del governo, Rajeh Badi, ha dichiarato a France Press e all’Associated Press che il piano prevedeva di prendere il controllo del terminale di Mina al-Dhaba, che si trova in prossimità di Al Mukalla, una città portuale sul Golfo di Aden, e di un secondo gasdotto di cui non è stata rivelata l’ubicazione.  Continua a leggere