Rap, droga e Jihad

banlieue-noisey Rap, droga e Jihad non sembrerebbero avere nulla in comune, anzi a Raqqa (sede del Califfato) le droghe sono tassativamente proibite, si bruciano in piazza montagne di sigarette e di libri, le cassette audio di musica occidentale vengono distrutte. Eppure i tre termini compaiono nelle storie personali degli attentatori di Parigi di cui abbiamo lungamente letto sui giornali di tutto il mondo. A mettere in un quadro coerente questi strani mujaheddin – così lontani dal purismo salafita – c’è l’antropologia. Nella cronaca delle ultime settimane i problemi rappresentati dalle banlieuses parigine sono un po’ passati in secondo piano, ma è proprio lì che si trova la risposta a questa strana commistione di modernità urbana e di radicalismo integralista. E forse il tutto spiega perché la Francia ha subìto così tanti attentati negli ultimi venti anni. Continua a leggere