Il fuoco amico dei droni

north-waziristan L’uccisione del cooperante italiano Giovanni Lo Porto e del suo collega americano Warren Weinstein, ha sollevato un mare di polemiche. Il presidente Obama era già al corrente dei risultati dell’operazione che ha portato alla morte dei due ostaggi quando ha ricevuto a Washington Matteo Renzi? Il primo ministro italiano ha avuto dal presidente americano notizia riservata del raid che ha portato all’uccisione dei due ostaggi, ma l’ha tenuta segreta in attesa di conferme ufficiali una volta effettuata l’analisi dei campioni biologici prelevati dai due cadaveri? Se il raid è stato compiuto a gennaio perché sono stati necessari tre mesi per averne conferma ufficiale? Le domande sono molte è ovviamente hanno scatenato non pochi retroscena di carattere politico. L’operazione di cui parliamo ha molti punti oscuri e anche dei risvolti inattesi, per cui è il caso di recuperare i pochi dati che sono noti e che almeno in parte spiegano la dinamica dell’attacco. Continua a leggere

Agent Storm: così mi sono infiltrato in al Qaeda

Agentstorm Morten Storm ha lavorato per tre servizi segreti occidentali e per cinque anni ha agito sotto copertura infiltrandosi in diversi gruppi di al Qaeda in Medio Oriente. Il suo ruolo di doppio agente è stato rivelato nel 2013 da una serie di articoli comparsi sulla stampa danese, ma recentemente è stata pubblicata la sua autobiografia – Agent Storm, my life inside al Qaeda and the Cia – scritta insieme a due noti giornalisti americani, Paul Cruickshank e Tim Lister della CNN. Si tratta di uno dei libri più importanti sulla storia recente del movimento jihadista perché rivela molti retroscena della guerra sotterranea che la Cia ha scatenato contro il terrorismo. E si legge tutto di un fiato. Continua a leggere

I molti retroscena delle torture di Guantanamo

Iraq Prison Abuse Come era facile prevedere il Rapporto sulle torture della Cia, licenziato ieri sera dalla Commissione del Senato per l’Intelligence, ha scatenato un mare di polemiche. Orizzontarsi sull’argomento senza leggere i documenti originali è un’impresa quasi impossibile e le agenzie di stampa scrivono di tutto: da una parte perché non riescono a governare l’impatto dell’attualità su un tema così scabroso, dall’altra perché il comportamento della Cia è indifendibile sotto ogni profilo. Ma a venirne fuori piuttosto malconcia è la verità storica di questa pur nera pagina dell’intelligence americana. Quello che possiamo fare, poi ognuno può trarne le sue personali conclusioni, è di proporre un percorso ragionato linkando molti documenti oggi declassificati e quindi disponibili anche al grande pubblico. Continua a leggere

Il rapporto sulle torture di Guantanamo scatena la guerra nel Parlamento americano

guantanamo Nella tardissima serata di oggi, o forse nelle prime ore di domani, dovrebbe essere declassificato un rapporto di 480 pagine sull’annosa questione degli interrogatori “intensificati” che la Cia avrebbe condotto nei confronti di terroristi legati ad al-Qaeda e catturati dopo gli attentati dell’11 settembre. Il documento è stato redatto dalla Commissione per l’intelligence del Senato americano, ma ha richiesto quasi quattro anni di discussione. In sintesi si tratta di un sommario che riassume un rapporto classificato di 6.000 pagine che analizza cinque milioni di documenti segreti della Cia. La pubblicazione del documento ha suscitato aspre polemiche nei due rami del parlamento americano per una serie di motivi: il primo è che creerebbe grande imbarazzo ai governi dei paesi che hanno ospitato le “prigioni segrete” della Cia, il secondo è che potrebbe stimolare un’ondata di attentati soprattutto fra le sedi diplomatiche americane in Medio Oriente, che infatti sono state allertate e sottoposte a criteri di massima sicurezza. Continua a leggere

L’attacco al consolato di Bengasi

PD57513515_LIBYA-A_2340247bSull’attacco al consolato americano di Bengasi dell’11 settembre del 2012 sono stati versati fiumi di inchiostro, ma il quadro risulta ancora oggi fumoso e viziato da molte incongruenze. L’assalto al consolato farà quattro vittime: l’ambasciatore Chris Stevens, Sean Smith del Dipartimento di Stato, Glen Doherty e Tyrone Woods, due ex navy seals che garantivano la sicurezza di un compound della CIA. Lo shock prodotto dall’agguato alla rappresentanza americana di Bengasi lascerà una lunga coda di polemiche: i repubblicani accusano Barak Obama e il Dipartimento di Stato di aver nascosto la verità − Hillary Clinton è ricoverata in ospedale – e la ricostruzione dei fatti della stampa è talmente viziata da partigianerie politiche da produrre profonde divisioni anche nell’ambiente dei media. Sull’attacco di Bengasi è stato reso pubblico il Rapporto di una Commissione di Inchiesta, voluta dal Segretario Hillary Clinton, ma anche questa ricostruzione ha molte zone d’ombra. Due giorni fa è uscito un libro sui fatti di Bengasi firmato da Jack Murphy, un ex berretto verde, e Brandon Webb, un ex navy seal. Entrambi hanno combattuto in Iraq e in Afghanistan, oggi sono entrambi editor di un portale dedicato al mondo delle forze speciali (SOFREP). Il libro, Benghazi, The Definitive Report, che è già al primo posto nella lista degli ebook «non fiction» di Amazon, racconta i fatti dell’11 settembre del 2012 ricorrendo a testimonianze nel mondo dei contractor che operavano in Libia in quel periodo. Non si può pretendere che risolva definitivamente il caso, ma alcune testimonianze inedite consentono di capire meglio il quadro generale che renderà possibile l’attacco al compound di Bengasi che non è difeso in modo adeguato, nonostante i ripetuti segnali di allarme dei mesi precedenti. Il libro accusa di vistose inadempienze non solo il Dipartimento di Stato, ma anche la CIA che al periodo conduceva una serie di operazioni coperte in Libia.
Continua a leggere

L’era dei droni

Droni Time

Il settimanale Time di questa settimana ha dedicato la copertina ai droni. La New York Review of Books un lungo articolo di David Cole richiamato sempre in copertina. Insomma questi oggetti volanti pilotati in remoto sembra siano destinati a diventare la nostra dannazione perché minaccerebbero la nostra privacy (questa è la tesi di Time). Molte metropoli americane sono così inzeppate di videocamere di sorveglianza che se il problema è tutelare la riservatezza dei loro cittadini allora il coperchio della pentola è già saltato. Non credo che a Roma o Milano le cose vadano molto diversamente, visto che la polizia risolve molti casi proprio ricorrendo a questi impianti di videosorveglianza. Questo per dire che la tesi del settimanale americano sembra un po’ fantasiosa: c’è da dubitare fortemente che un padre apprensivo si prenda la briga di comperare un quadcopter – e di imparare a pilotarlo − per seguire le mosse del figlio. Troppo faticoso, anche perché esistono ausili tecnologici più efficaci e meno costosi.  Tutte le volte che all’orizzonte si affaccia una nuova tecnologia si finisce fatalmente per evocare lo slippery slop, ovvero quando un piccolo passo ci porta sul ciglio del baratro. Ma su David Cole e le 13 domande che gira al nuovo direttore della CIA ho riflessioni più interessanti da fare.

Continua a leggere