Corea del Nord-Usa, quasi un doppio bluff


I telegiornali ci avevano scommesso, giorni e giorni di minacce da una parte e dall’altra, flotte in movimento per arrivare nelle acque coreane. Ma non è successo niente. Anzi questo test nord-coreano nella tarda domenica, ora locale, è stato un flop. Trump giocava a golf e al personale della Casa Bianca è stato dato un giorno di riposo da trascorrere con i propri familiari. Ma che razza di crisi è? Continua a leggere

La Corea del Nord non è governata da un pazzo, anche se ci fa comodo crederlo


Il dittatore nord coreano Kim Jong Un non è un pazzo e non è assistito da militari fuori di senno e assetati di sangue. Neanche Trump, che ama le iperbole, può giocare d’azzardo, bombardare qualche struttura militare di Pyonyang comporta qualche rischio. I due contendenti, quindi, non si muovo alla cieca, perché debbono rispettare le leggi della dissuasione. Il rebus di cosà farà uno dei due e come risponderà l’altro non è un gioco a somma zero anche se i telegiornali e i media in generale amano l’hype, ovvero le esagerazioni. Che si sia vicino a una guerra vera è cosa abbastanza improbabile, perché non conviene a nessuno dei due. Se non si impara questa lezione non si fa alcun passo avanti per capire come funziona la dissuasione. I militari, di una parte e dell’altra non sono a digiuno delle regole che governano la teoria dei giochi. E’ bene non cadere in facili tranelli. Continua a leggere

Sul nucleare Teheran trucca le carte

Gas_centrifuge_cascadeL’accordo internazionale sul nucleare iraniano, firmato il 14 luglio del 2015, è stato salutato con dichiarazioni molto difformi. A contestarlo ufficialmente è stato Israele, a cui si è aggiunta qualche monarchia del Golfo, e ha creato vistosi malumori fra i repubblicani che hanno la maggioranza nel Senato e nella Camera dei Rappresentati americana. Indiscutibilmente l’accordo è un grande successo politico, peraltro dopo anni di colloqui che non hanno mai portato a nulla, e ha superato lo scoglio dell’approvazione finale visto che nel Congresso usa i contrari non hanno avuto la maggioranza prevista per bloccare il veto presidenziale. Quindi Obama, che aveva minacciato il veto se l’accordo non fosse stato approvato dal parlamento usa ha vinto su tutti i fronti. Nelle pieghe dell’accordo ci sono non pochi punti oscuri, ad esempio il cosiddetto PDM (o attività di ricerca nucleare di interesse militare) che non è mai piaciuto a Teheran. Sull’argomento si è raggiunto un vacillante compromesso fra il regime iraniano e l’Agenzia atomica di Vienna cui spetta il compito di vigilare sul rispetto delle regole. Ma prove raccolte da fonti indipendenti dimostrano che l’Iran ha truccato le carte sulla dimensione militare della sua ricerca nucleare cancellando le prove della sua attività. Continua a leggere

Iran-Usa: una trattativa con molti retroscena

Rouhani-2-AFP Domani si apre a Ginevra un tavolo negoziale che durerà due giorni tra l’Iran e il cosiddetto gruppo 5+1 (composto dai cinque membri permanenti del consiglio di sicurezza più la Germania). Sull’esito di questa trattativa, innescata da una telefonata fra Barak Obama e Hassan Rouhani, ci sono valutazioni molto difformi, molta pretattica e forse speranze infondate. La trattativa sarà delicatissima e considerando il fatto che le posizioni sono molto distanti si potrà arrivare a un vero risultato solo se una delle due parti in causa rinuncerà a qualcosa di sostanziale. Nel 2012 la delegazione iraniana e quella dei 5+1 si è incontrata quattro volte in otto mesi senza mai raggiungere un accordo minimo che potesse consentire di continuare a discutere. Nel frattempo l’Iran ha eletto un nuovo presidente, ma è difficile che Rouhani abbia il potere di ribaltare la posizione che Teheran ha tenuto sinora sul nucleare. L’argomento è difficile e gli aspetti tecnici sono straordinariamente complessi, ma è proprio su questi ultimi che si giocherà la vera partita. Per cui è utile spiegare qual è la posta in gioco per Teheran e per le cancellerie occidentali. Continua a leggere

Il fair play di Rouhani all’Onu a Teheran conta poco

khamenei rouhani ahmadinejad Il discorso che il presidente dell’Iran, Hassan Rouhani, ha tenuto martedì all’Onu rasenta il capolavoro diplomatico, almeno a giudicare dal clamore che ha suscitato nei media occidentali, ma solo per questo. All’orizzonte non c’è nulla che possa far pensare a un miglioramento delle relazioni con Washington. Sostenere che l’Olocausto non è un’invenzione è sicuramente un cambiamento epocale nella politica di Teheran dopo che una lunga stagione di governo di Ahmadinejad, e degli hardliners che lo sostenevano, aveva sposato con grande convinzione tesi revisioniste su questo tema. Ora l’ala democratica americana ha salutato il discorso alle Nazioni Unite come un’occasione irripetibile per riaprire un dialogo con l’Iran, mentre la destra repubblicana ha rispolverato la metafora del lupo travestito da agnello. Sul piano diplomatico c’è comunque un gesto che rivela molte cose: Barak Obama si era dichiarato disponibile a un incontro con il presidente iraniano che ha declinato l’invito. Dire che è uno sgarbo è poco, lo specialista di fede repubblicana Michael Ledeen l’ha definito con un’espressione molto efficace: «un dito nell’occhio». Continua a leggere

Ci si può fidare di Hassan Rowhani?

rowhani_2590817bIl nuovo presidente dell’Iran, Hassan Rowhani, ha un passato da negoziatore nucleare ed è tornato sull’argomento in diverse occasioni della campagna elettorale. L’ISIS, un istituto americano che analizza da anni le vicende del nucleare iraniano ha fatto opera degna riepilogando i pronunciamenti pubblici del nuovo presidente in fatto di nucleare e di arricchimento di uranio. Si tratta di una lettura molto istruttiva che spegne qualche entusiasmo della prima ora e che spinge a riflettere. Gli Stati Uniti hanno fatto caute aperture dicendo che l’elezione di Rowhani potrebbe precludere a colloqui bilaterali, che sino a questo momento Washington ha considerato prematuri. Salvo qualche improbabile colpo di scena la trattativa sul nucleare si trascinerà nè più nè meno come è avvenuto negli ultimi anni. Per altri versi è bene ricordare che il vero dominus della situazione non è tanto Rowhani, quanto piuttosto la Guida Spirituale del paese. Pubblichiamo il post dell’ISIS in inglese e per la parte relativa alle dichiarazioni passate del nuovo presidente dell’Iran. Il post completo lo si può leggere qui. Continua a leggere